Presto il nuovo disegno di legge: stop alle semplici contravvenzioni, le pene diventano più dure. Pecoraro Scanio: così anticipiamo lEuropa Allarme dei Verdi: cresce la pressione delle cosche criminali sui beni tutelati Il ministro: oggi chi versa veleni non può essere arrestato rischia solo una multa ROMA - I reati contro lambiente entrano nel codice penale. Distruggere un paesaggio, inquinare una falda idrica, seminare rifiuti tossici diventano altrettanti delitti: non saranno più oggetto di semplici contravvenzioni ma verranno considerati crimini. Laccordo è stato già raggiunto dal governo e verrà formalizzato a giorni. «Per una volta invece di inseguire lEuropa la anticiperemo», annuncia il ministro dellAmbiente Alfonso Pecoraro Scanio. «Il disegno di legge del governo recepisce gli spunti contenuti nella proposta di direttiva elaborata dal commissario alla Giustizia Frattini: speriamo che il nostro iter legislativo si concluda prima di quello europeo. Ci sono ancora alcune pene che devono essere meglio definite, concordandole con il ministero della Giustizia e con la presidenza del Consiglio, ma il quadro dassieme è chiaro e confortante: costituisce una risposta efficace agli attacchi delle ecomafie». Linquinamento di una falda idrica, oggi punibile con una sanzione che va da 1 a 5 anni, potrà far scattare una condanna che va dai 5 ai 20 anni. Lassociazione a delinquere finalizzata a crimini ambientali comporterà fino a 15 anni per chi la dirige. Per la frode in materia ambientale si potrà arrivare a 8 anni di prigione. La marcia per rendere più efficace la difesa dellambiente è stata lunga. Le prime proposte di legge sono del 1997-98 e portano la firma di Massimo Scalia. Nel 1999 il governo dellUlivo varò un disegno di legge che prevedeva quattro eco-reati per tutelare laria, lacqua, il suolo e il patrimonio naturale italiano ma il testo non fu convertito in legge. Nel marzo 2001 ci fu un nuovo passo in avanti con lapprovazione del cosiddetto 53 bis, la norma che consentiva di punire con sei anni di reclusione i trafficanti di rifiuti. Poi il governo Berlusconi ha invertito la rotta: il condono edilizio ha ridato fiato a un settore da cui le cosche ricavano guadagni consistenti e sui materiali di scarto si è abbattuta una deregulation che ha minato le basi stesse della definizione di rifiuto. Tre nuove proposte di legge (firmate da Paolo Russo, Ermete Realacci e Francesco Ferrante) hanno recentemente rilanciato il tema. E ora il governo ha deciso di procedere a passo rapido. «La situazione era insostenibile perché oggi lunico reato che si può perseguire è il traffico illecito di rifiuti», continua Pecoraro Scanio. «Se un criminale arriva sullautostrada con un tir carico di liquami velenosi e apre il rubinetto, non può essere arrestato. Rischia una multa, come se avesse parcheggiato in divieto di sosta. E i tempi della giustizia sono tali che quella multa, di regola, finisce in prescrizione: tutto il processo si sgonfia come una bolla di sapone». «Questa legge è urgente perché abbiamo larmamentario giuridico più debole tra i paesi avanzati dellUnione europea», conferma Donato Ceglie, il magistrato in prima linea contro le ecomafie che ha avuto lincarico di coordinare lOsservatorio sulla criminalità. «Noi ci battiamo contro cosche ben organizzate usando i temperamatite. Invece bisogna fare come in Francia, in Germania, in Spagna: se un impianto chimico produce un grave danno ambientale, a prescindere dalle responsabilità dei singoli, viene chiamato in causa il consiglio damministrazione della società». Anche perché, come anticipa Enrico Fontana, consigliere regionale verde e responsabile dellOsservatorio ambiente e legalità della Legambiente, il rapporto sulle ecomafie che sta per uscire dimostra che i fatturati delle cosche criminali crescono e laggressione contro i beni vincolati diventa sempre più feroce.