Con una serie di decisioni negative per il centro storico (ultima in ordine di tempo la polemica dellasfalto nelle strade) e soprattutto con unaltra serie di indecisioni (tra le quali spicca il destino del meritevole progetto Sirena), ci stiamo avvicinando al punto critico. Nel conseguente e inevitabile discorso sulle responsabilità, si possono isolare tre punti di riflessione dai quali ripartire per conferire rinnovato impegno politico e vigore progettuale al tema del centro storico: le previsioni del piano regolatore, ciò che è stato fatto, ciò che occorre fare. Nel nuovo piano regolatore, il centro storico è studiato molto bene e in dettaglio. Di esso sappiamo tutto ma non sappiamo cosa è nella sua intima sostanza e cosa ci si propone che diventi. Manca cioè unidea in grado di riassumere il senso e il destino della parte di città più segnata dalla storia, dalla cultura e dallarte. Sul piano operativo, si rimanda a piani esecutivi per poche aree urbane - piazza Mercato-Orefici, piazza Cavour-Museo, area dei teatri romani nel centro antico, ad esempio - mentre è previsto lintervento diretto per la quasi totalità dei casi. È un rilevante progresso rispetto a un passato prossimo nel quale tutto veniva congelato in attesa dei piani particolareggiati, mai fatti, e lo spostamento di un tramezzo in una palazzina moderna in via Orazio comportava, tra le tante altre pratiche, il nulla osta della Soprintendenza di Palazzo Reale. Di difficile gestione invece la normativa che elenca quasi sessanta tipologie tra le quali districarsi e la cui interpretazione conduce spesso a situazione analoghe al celebre cortocircuito logico del "comma 22". Occorre perciò rimettere mano a questa parte del Prg per fornire una prospettiva dinsieme al centro storico, semplificare le procedure, dare corso ai progetti esecutivi previsti. Scartata la possibilità di interventi complessivi e unitari, si proceda per progetti-pilota. A cominciare, per esempio, da alcune insule del centro antico da destinare a cittadella degli studi, rinnovando così una tradizionale destinazione funzionale dellarea. Visione dinsieme, concretezza nella dimensione dellintervento, conformità culturale nelle scelte. Ciò che è stato fatto. Ben poco, rispetto alle necessità e alle attese. Molto arredo urbano, pur sempre utile, ma progettato e gestito con parsimonia di mezzi e con risultati generalmente modesti, tranne qualche lodevole eccezione come la zona di Santa Lucia. Qualche operazione di rilevante impegno progettuale e finanziario, Albergo dei Poveri su tutti. Liniziativa Sirena che ha dato decoro alle facciate di molti edifici in ambiente storico ma che dovrebbe ora salire di livello e essere messa nelle condizioni di recuperare anche parti strutturali delledilizia storica. Se si consulta il sito del Comune di Napoli, si leggeranno una serie cospicua di interventi previsti per il centro storico. Elenco non veritiero: in moltissimi casi, non vè né progetto esecutivo, né cantierabilità né, soprattutto, finanziamenti immediatamente disponibili. Ciò che occorre fare. Qui, ancor prima dun elenco di cose fa fare - che sono tante ma sarebbe velleitario elencarle, anche in sintesi, in questa nota - vè una necessità preliminare: unassunzione politica di impegno per il centro storico. Le scelte e le decisioni dellAmministrazione comunale negli ultimi anni non sono andate nella direzione sperata ma hanno preso altre strade, Bagnoli e zona occidentale, zona orientale, cittadelle sportive. Il senso è chiaro: si interviene solo laddove cè investimento produttivo. Non a caso lultima decisione sullarea orientale ha avuto il plauso dei vertici imprenditoriali di Palazzo Partanna, non a caso le uniche, sporadiche iniziative private di recupero nel centro storico riguardano la ricettività alberghiera e lartigianato per i quali vi sono fondi pubblici dedicati. Sarà proprio difficile spiegare a quelli dellUnesco lennesima delusione patita dal centro storico di Napoli.
Napoli - Il centro storico vicino alla crisi
Il centro storico di Napoli è stato oggetto di molte decisioni negative e indecisioni, che hanno portato a una situazione critica. Il nuovo piano regolatore prevede un intervento diretto per la quasi totalità dei casi, ma la normativa è complessa e difficile da gestire. È necessario rimettere mano a questa parte del piano per fornire una prospettiva dinsieme e semplificare le procedure. Scartata la possibilità di interventi complessivi e unitari, si procede per progetti-pilota. È stato fatto poco rispetto alle necessità e alle attese, e ci sono ancora molte cose da fare.
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