«Scavare una trincea attorno a S.Petronio? Sono contrario, qui non ci si rende conto di quello che si può trovare scavando nel cuore storico della città». Giudizio netto quello del Soprintendente ai Beni Archeologici Luigi Malnati sul progetto della Curia di costruire una cancellata «a scomparsa» attorno a S.Petronio per difenderlo da degrado e attacchi terroristici. Giudizio che pesa, perché in caso di ritrovamento di reperti «immobili» («possibilità tuttaltro che remota») la Soprintendenza potrebbe anche ordinare di bloccare il cantiere e di richiudere tutto. «A meno che non ci fossero motivi gravissimi di sicurezza pubblica. Non certo semplicemente per arginare il cosiddetto degrado». Molto chiaro. Ma ci spieghi qual è il ruolo della Soprintendenza archeologica in un progetto di questo tipo. «Una volta che le carte arriveranno sul nostro tavolo ordineremo uno scavo preliminare. A mani nude, per intenderci. Un passaggio obbligato, trattandosi di unarea ricchissima, con una stratigrafia storica, cioè una stratificazione di reperti, che risale sino allera paleocristiana. In questo modo gli archeologi dovrebbero verificare che la costruzione della barriera non vada a intaccare nulla». Senza ruspe potrebbe diventare una operazione lunga. «Certo. Se si parla di tutta la circonferenza di San Petronio parliamo di parecchi mesi». E se durante questi scavi trovate qualcosa? «Se si tratta di reperti «mobili» li portiamo in Soprintendenza per il restauro. Se invece si tratta di reperti «immobili», ad esempio i resti di una antica basilica, allora blocchiamo tutto. Vuol dire che di lì la barriera "a scomparsa" non può passare». E il cantiere si blocca? «Sì, a meno che non ci siano pericoli inequivocabili di sicurezza per San Petronio. In questo caso invieremmo le carte al Ministero dei Beni Culturali, che dovrebbe decidere, ed eventualmente ordinare di trasportare i resti dell «immobile» ritrovato da qualche altra parte. Una operazione comunque molto costosa e molto difficile. Per farlo servono motivi gravi». Secondo lei non ce ne sono? «Non lo so, ma una cosa del genere potrebbe paralizzare la piazza per mesi. Basti pensare che solo qualche anno fa, quando si trattò di costruire alcune isole ecologiche a scomparsa in via de Pignattari, venne ritrovata una domus e una strada di epoca romana. I lavori vennero interrotti e le isole furono spostate di qualche metro per non intaccare i reperti». Non è lunico esempio a Bologna. «No. Dovunque si scavi in questa città si trovano resti che risalgono fino all800 a. c.. In Sala Borsa ad esempio, gli scavi archeologici preliminari sono partito nel 1989. E solo nel '94 si è cominciata la ristrutturazione, perché è stata rinvenuta una basilica di età romana nel sottosuolo. In Piazza Santo Stefano, durante i lavori di ripavimentazione, negli anni '90, è venuta fuori una necropoli. Non hanno idea del patrimonio che cè lì sotto». Pare di capire che non conviene aprire una voragine nel Crescentone. «Assolutamente no. Anche per un problema metodologico: quella barriera taglierebbe per sempre, come una ferita, i depositi archeologici di quellarea, che non potrebbero mai più essere ricostruiti». Per sempre? «Certo. Mettiamo che si trovi un antico pavimento a mosaico. Potremmo portare i reperti in Soprintendenza, ma linterezza di quellopera risulterebbe per sempre tagliata da una trincea. Un danno inestimabile».