Mantova può ancora salvarsi. È in tempo per difendere la sua bellezza, che riposa anche nel paesaggio, dall'aggressione dell'inciviltà. E un messaggio di speranza quello che esce dal confronto a più voci sul progetto messo a punto da Salvatore Settis. Il pericolo non può dirsi del tutto scampato, ma la consapevolezza è un primo passo verso la salvezza. Ilprofessor Settis lo dice a chiare lettere: «Non c'è il pilota automatico, la bellezza non può difendersi da sola». La sovrintendente speciale per il polo museale fiorentino, Cristina Acidini, avverte: «Mantova è ancora in tempo a non diventare ciò che sono diventate altre città italiane, in pri-mis Firenze». La direttrice regionale per i beni culturali e paesaggistici, Carla Di Francesco, loda «l'unità fra paesaggio, architettura, musei e collezioni» che da l'impronta al piano Settis. Il sindaco Fiorenza Brioni saluta l'avvento di «una nuova stagione», in cui le parole d'ordine sono «sostenibilità, compatibilità, paesaggio, natura», e candida Mantova al ruolo di «città esemplare». Il confronto a più voci sul piano Settis segue di una settimana l'annuncio del vincolo paesistico che tutelerà le sponde dei laghi di Mezzo e Inferiore. Novità che non passa sotto silenzio. «I vincoli non li ho inventati io né questa amministrazione comunale commenta, duro, Settis se ci fossero educazione e civiltà non avrebbero ragione di esistere». Ma il professore non è a Mantova per parlare di vincoli, almeno non solo. Settis si presenta a Palazzo Ducale, nella Sala di Manto, per rispondere alle critiche e ai commenti suscitati dal suo piano. In gennaio, quando lo aveva presentato in aula consiliare, si era congedato lasciando ai presenti il suo indirizzo di posta elettronica. Gli hanno scritto in cento. Lui ha letto tutto, non si è perso nemmeno il dibattito sulla Gazzetta. Adesso è pronto a replicare. A fare gli onori di casa è il sovrintendente Filippo Trevisani. In sala c'è tutta la Mantoya che pensa e produce. In prima fila siedono il prefetto Oneri e il direttore generale della Barn, Pieri. Settis organizza le osservazioni per categorie. A chi gli rimprovera di aver trascurato l'università o la chiesa e la spiritualità, risponde: «Non ho parlato nemmeno dei licei, né di laicità o risorgimento, di teatro e di musica». Insom-ma, l'oggetto era altro. E la committenza del Comune. «Per nove anni ho lavorato a un progetto per ridurre la pendenza della torre di Pisa racconta Settis per esemplificare il suo punto di vista non ho mai parlato del Duomo, eppure era lì». Del resto il piano è articolato per fasi: «il collegamento con altre istituzioni operanti in Mantova» è il secondo passo. Altra obiezione riguarda l'assenza di riferimenti a eventuali finanziamenti: «Ho l'abitudine di scrivere di cose che conosco. Non sono un economista, parlare di risorse economiche non tocca a me». Stizzita la reazione a chi lo accusa di essere «un invasore straniero»: «Se avessi la bacchetta magica, vorrei sparire e tornare fra cinque anni per scoprire che avete realizzato il piano senza di me». Una rassicurazione anche a chi ha mal digerito la struttura "verticistica" della proposta: «Spesso le linee del grafico esprimono una relazione, non una dipendenza». Tra una risposta e l'altra, un richiamo all'articolo 9 della Costituzione e una frecciata a chi crede «di poter salvaguardare il patrimonio distruggendo l'ambiente». Il congedo è ad effetto: «Nel dibattito si dimostra la maturità per realizzare non il piano Settis, ma un progetto migliore. Se lo avrò provocato, allora potrò dire di aver fatto qualcosa di utile». Carla Di Francesco Bene l'unità fra paesaggio architettura e musei Al giornalista Stefano Scansani che, nella veste di moderatore, le chiede della piena e inedita coincidenza di vedute fra sovrintendenza e amministrazione comunale, Carla Di Francesco, direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici, risponde: «Sono sempre presente quando ci sono progetti interessanti o grane da risolvere». Il piano Settis rientra nella prima categoria e la Di Francesco loda «l'unità tra paesaggio, architettura e musei» espressa nel documento. «Mantova è il luogo più adatto per sperimentare una forma di cooperazione virtuosa», osserva. E in tema di vincoli avverte: «Ci vogliono, insieme a una pianifacazione». Cristina Acidini Una stagione di riflessione per tutelare l'esistente «Mantova è ancora in tempo a non diventare ciò che sono diventate altre città d'Italia, in primis Firenze avverte Costina Acidini, sovrintendente speciale per il polo museale fiorentino È in tempo per dotarsi di un progetto che tuteli quello che ancora esiste. LI rapporto fra costruito e territorio ha dei margini di salvaguardia». Al pari del sindaco di Mantova, Fiorenza Brioni, l'Acidini coglie i segni di «una stagione di riflessione che, per lo meno, può rinviare l'errore». Di fondamentale importanza «il coordinamento di quanto si sta progettando». Sempre «nel rispetto delle competenze, della responsabilità e dell'intelligenza generale». Stefano Baia Curioni Siete rimasti indietro e non c'è più tanto tempo Stefano Baia Curioni è direttore della Fondazione economia ricerca e gestione per le arti e la cultura. Bocconiano. «Ciò che state tentando col piano Settis non è un'innovazione, sta accadendo in tutte le città d'Italia. Ovunque ci sta muovendo per coordinare sviluppo urbano e politica culturale». La sorpresa è un'altra, a fronte di una domanda culturale crescente in Italia, dal 1998 al 2005 Mantova è rimasta ferma. «Mantova è in tempo, ma non ha tanto tempo», osserva Baia Curioni. Che rincara la dose: «Questi processi sono di grandissima complessità, non bisogna immaginare che una città possa essere trattata come un'azienda». Sergio Polano Serve una scelta forte, decisa: diventate una città pedonale L'intervento di Sergio Polano, ordinario di storia dell'arte contemporanea all'Istituto universitario di architettura di Venezia, è il più singolare. Il professore si dice d'accordo con il piano Settis, ha solo qualche obiezione rispetto alle mostre proposte alla fine del documento, ma non fa in tempo a esporle. Polano indugia a parlare della «città come corpo vivo», che necessita da una parte di cultura e tradizione, dall'altra di energia e innovazione. Ardita l'equazione tra cultura e coltura, sino alla provocazione finale: «occorre una scelta forte, decisa per fare di Mantova un exemplum per l'Europa». Come? «Facendo di Mantova una città pedonale».