«L'assistente mi diede un bastoncino e un pennello e disse; là c'è il morto, scava e pulisci le ossa. Questa è stata la mia prima esperienza di scavo a Pontecagnano e un grosso femore il mio primo recupero archeologico», ricorda Giuseppe Guadagno, professore di Archeologia all'Università di Salerno, a quel tempo studente. Da allora, si era agli inizi degli anni Sessanta e U Soprintendente era Mario Napoli, quel territorio ai margini della Piana del Sele, sul quale sono passati Etruschi, Sanniti, Lucani e Romani, ha restituito un numero di sepolture talmente grande che gli archeologi sono obbligati a indicare ogni nuova scoperta con cifre sempre più prossime alle diecimila unità. I reperti più belli, quelli maggiormente significativi attraverso i quali sottolineare la straordinaria storia di un sito unico nel Mezzogiorno, a partire da sabato 21 potranno esse ammirati nel nuovo museo nazionale «Gli Etruschi di frontiera» che la Soprintendenza archeologica di Salerno aprirà all'interno del Parco archeologico di Pontecagnano, in via Lucania. La presentazione dell'evento è prevista per oggi, alle 10 e 30, a Roma, nella Sala dell'ex consiglio nazionale, in via del Collegio Romano. A intervenire saranno Anna Maria Reggiani e Antonia Pasqua Recchia, rispettivamente direttore generale per i Beni Archeologici e direttore generale per l'Innovazione Tecnologica del ministero di Rutelli. Quindi, Stefano De Caro, direttore regionale Beni Culturali della Campania, Giuliana Tocco, soprintendente per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino e Benevento, e Luca Cerchiai, dell'Università di Salerno. La nuova struttura museale accoglierà una consistente selezione degli oltre 8000 corredi funerari che attestano la frequentazione dell'area dalla Prima Età del Ferro (fine X- inizi IX secolo avanti Cristo) all'età romana, quando all'insediamento etrusco-italico, nel 263 avanti Cristo, si sovrappone la colonia di Picentia. In effetti si può dire che il territorio di Pontecagnano vive una storia di frontiera caratterizzata dall'essere una sorta di emporio-scalo commerciale aperto ai traffici dell'intero Mediterraneo. Poi il ridimensionamento, derivato dallo strapotere che la città di Poseidonia - Paestum inizia ad esercitare sulla piana. Per questo motivo la città va in crisi e la originaria connotazione etrusca si trasforma in quelle predominanti e successive: sannita, campana e lucana. La realizzazione del museo, che è stata finanziata dal ministero per i Beni e le attività culturali con il contribuito e la partecipazione della Regione Campania e della locale amministrazione comunale, può considerarsi la tappa finale del progetto che ha visto la Soprintendenza per i Beni archeologici delle province di Salerno, Avellino e Benevento lavorare con l'Università «Orientale» di Napoli e l'Università degli Studi di Salerno. Il nucleo principale dell'esposizione è composto da corredi principeschi del periodo detto Orientalizzante (fine VIII-VII secolo avanti Cristo), momento di massima fioritura del centro. Di quell'epoca si potranno ammirare non solo i vasi finemente decorati, i bronzi: contenitori, coppe, bicchieri magistralmente lavorati, e gli oggetti d'oro: bracciali, anelli, collane, ma anche lastre e casse dipinte e scolpite trovate un poco su tutto il territorio indagato. Una sepoltura, la «6240», a cassa di travertino, ad esempio, ha le pareti interne decorate con pitture che raffigurano grifi e pantere. Assenti, gli apparati multimediali. Ma, dicono in Soprintendenza, c'è un progetto che prevede la loro futura installa-ZÌCJIÌS «per una maggiore fruibilità dei visitatori».
Pontecagnano la frontiera degli Etruschi
Il Parco archeologico di Pontecagnano, in Campania, ha restituito un numero impressionante di sepolture, oltre 10.000, che hanno permesso di scoprire reperti archeologici significativi. Il nuovo museo nazionale Gli Etruschi di frontiera, che apre oggi, ospiterà una selezione degli oltre 8.000 corredi funerari che attestano la frequentazione dell'area dalla Prima Età del Ferro all'età romana. Il museo sarà inaugurato all'interno del Parco archeologico e sarà finanziato dal ministero per i Beni e le attività culturali, con il contribuito della Regione Campania e della locale amministrazione comunale. La presentazione dell'evento è prevista per oggi a Roma.
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