Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali è pronto ad inviare un garante per mediare le trattative future tra il city manager della Soprintendenza archeologica e i sindacati. Al tavolo romano riunitosi ieri i sindacati hanno affermato che «non riconoscono più nel direttore amministrativo la figura di interlocutore con i sindacati, e pertanto dialogheranno solo con un garante del ministero». Il manager Luigi Crimaco controbatte energicamente: «È stato un incontro proficuo, che riporta tranquillità a Pompei e che riequilibra il rapporto tra sindacato e amministrazione. Anche se più che di incrinatura bisogna parlare di mancato colloquio». Crimaco precisa che nessuno ha imposto l'invio a Pompei di un garante del ministro: «La richiesta di allargare il tavolo ad un uomo di fiducia del ministro è stata univoca». All'incontro con il sottosegretario Andrea Marcucci i sindacati hanno manifestato dissenso sul progetto di apertura di dieci nuove case, che dovrebbe essere gestito dalla società che attualmente ha in appalto il servizio di biglietteria, e che prevede l'assunzione a tempo determinato di 45 persone. «Basta con le assunzioni precarie - dice Michele Germano della Cgil -Le case incluse nel progetto del manager sono già aperte al pubblico, mancano solo le unità per la vigilanza. Bisogna solo ottimizzare le risorse». Per il manager, invece, il progetto non va discusso con i sindacati: «Essendo stato approvato dal consiglio di amministrazione, non è materia di contrattazione». Il soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, presidente del consiglio di amministrazione della Soprintendenza archeologica di Pompei, dice invece: «Il Cda della Soprintendenza di Pompei ha approvato la decisione di aprire alcune case dell'area pompeiana, demandando all'esame dell'ufficio legislativo del Ministero la bozza contrattuale elaborata da Crimaco». Si è discusso anche della colonna danneggiata all'interno dell'area archeologica, ma si è ancora in attesa dell'esito delle perizie fatte dai carabinieri dei Ris.