Un'istruttoria formale non è mai stata attivata. Parigi non l'ha chiesta e la procedura non è scattata, come invece era scattata per l'impatto della Valdastico Sud su villa Saraceno di Agugliaro. Tuttavia, a Roma non sono rimasti con le mani in mano. Quando è esplosa la baraonda mediatica sul caso Dal Molta, che a gennaio ha trascinato Vicenza sulla ribalta nazionale e internazionale, scaraventando il governo Prodi sull'orlo del baratro, all'ufficio Unesco del ministero per i Beni e le attività culturali hanno fatto i salti sulla sedia. Coloro che si dicevano contrari al progetto americano urlavano il rischio di perpetrare un danno irreversibile alla città del Palladio e ai suoi monumenti inseriti nella lista del monumenti patrimonio dell'umanità. A quel punto, l'ufficio Unesco ha subito chiesto conto al Comune, pretendendo la presentazione di mappe e cartine con le indicazioni dell'area su cui si svilupperà il progetto americano e la collocazione delle ville e del perimetro del centro storico. Ebbene, dalle prime valutazioni non ufficiali fatte su quelle mappe e sui progetti, finora non sono stati ravvisati motivi tali da attivare un'inchiesta. Responsabile dell'ufficio Unesco del ministero di Francesco Rutelli è l'arch. Manuel Roberto Guido, ieri in città per prendere parte alla prima riunione del comitato scientifico istituito dall'amministrazione comunale per accompagnare i lavori di restauro della Basilica palladiana. L'arch. Guido sta ammirando il simbolo di Vicenza fra i banchi del mercato del giovedì, in compagnia del direttore dei lavori arch. Eugenio Vassallo, mentre a pochi metri di distanza, nei saloni del caffè Garibaldi, cinque parlamentari dell'Unione stanno descrivendo il programma della loro missione negli Stati Uniti per perorare la causa del No al Dal Molin a stelle e strisce. Uno dei leit motiv del viaggio sarà la preoccupazione per il mantenimento della tutela Unesco sulla città; «Una tutela che potrebbe essere riconsiderata - sostengono le parlamentari - alla luce del progetto americano». L'arch. Guido precisa subito che il Centro internazionale dell'Unesco, di stanza a Parigi, non ha finora chiesto l'attivazione dì alcuna procedura di verifica. «Ci siamo comunque chiesti -spiega - se il progetto relativo all'aeroporto potesse avere un impatto, di qualsìasi natura, anche visivo, sul centro storico tutelato e sulle ville. A gennaio, quindi, abbiamo richiesto al Comune dì avere il progetto della caserma e una mappa della città». Una verifica ufficiosa, senza 1 crismi dell'ufficialità che avrebbe imposto un'ispezione ordinata da Parigi. L'esito, per quanto prudente, è questo: «Per il momento, da quanto abbiamo potuto esaminare, non sembra esserci impatto sui siti tutelati, nemmeno di natura visiva». Anche il governo e il ministero dell'Ambiente - afferma l'architetto - hanno chiesto una valutazione all'ufficio Unesco. Il nome del coordinatore governativo per le relazioni con l'Unesco era già circolato ai tempi delle polemiche su villa Saraceno e sulla A31, mossi dalla fondazione del principe Carlo d'Inghilterra. In quel caso l'Unesco non era andata per il sottile e proprio l'impatto visivo era stato determinante nell'imporre alcune rigide prescrizioni, che modificarono il progetto. La procedura di villa Saraceno, per altro, non è ancora conclusa. Nel caso Dal Molin, il responsabile del ministero spiega che la tutela «non interviene su tutto il territorio, ma sui siti e sulle aree circostanti, cosiddette "tampone"». Finché parla mostra una mappa della città. Sono indicati il centro storico, definito dalla cinta muraria, villa Rotonda, villa Caldogno e villa Trissino sulla Marosticana, il sito più vicino al perimetro del Dal Molin e della futura caserma. «Come si vede, fra i siti Unesco e l'aeroporto c'è un'ampia fascia urbanizzata. Siamo all'esterno dell'area inserita nel patrimonio Unesco. Non sembra quindi esserci impatto, nemmeno visivo. Dal progetto che ho potuto esaminare, infatti, non ci sono torri, ma edifici abbastanza bassi».