L'inchiesta di Campi Bisenzio, Comune tra Firenze e Prato. Imprenditori, tecnici del Comune e affaristi associati per accaparrarsi tutti gli appalti ASSOCIAZIONE a delinquere finalizzata alla turbativa di aste pubbliche, falso, truffa ai danni dello Stato, corruzione. Ma anche intrecci tra affari e politica, tra appalti e cemento. Con l'ombra inquietante della mafia a completare il quadro di una settimana che ha sconvolto la vita amministrativa ed economica di Campi Bisenzio, cittadina della periferia nord di Firenze. È stato lunedì 26 che ì Carabinieri sono entrati in azione dopo oltre un anno di indagini. Trentatre persone colpite da ordinanza di custodia cautelare o e la sottoposizione all'obbligo di firma e un doppio filone d'inchiesta che al momento coinvolge noti industriali della zona oltre a funzionari e tecnici del Comune ma che non esclude, nel prossimo futuro, di allargarsi anche all'ambito politico ed amministrativo. In oltre 200 pagine di ordinanza redatte dal giudice per le indagini preliminari l'indice viene puntato su una serie di interventi effettuati nelle province di Firenze e Prato sia riguardo all'esecuzione di lavori pubblici sia alla predisposizione delle gare d'appalto ed ai procedimenti di rilascio delle concessioni edilizie. Dalle indagini condotte dal Ros dei Carabinieri del colonnello Domenico Strada i pm Giusppina Mone e Leopoldo De Gregorio hanno ipotizzato in primo luogo la costituzione di una vera e pro-pia cupola costituita da società del settore edile. Un cartello cui avrebbero aderito una ventina di imprese e che sarebbe stato diretto dall'imprenditore Vincenzo Aveni (peraltro ex presidente della sezione edilizia della Confindustria fiorentina). Scopo, del cartello sarebbe stato quello di partecipare ad appalti pubblici per lavori stradali ed acquedottistici, indetti dai comuni di Firenze, Campi Bisenzio, altre località toscane come Viareggio e Grosseto, nonché dalla Publiacqua Spa, società di gestione dell'acquedotto fiorentino. Appalti inferiori a 5 milioni di euro assegnati attraverso il sistema della cosiddetta "media mediata'1 (la gara veniva vinta dall'impresa che avesse fatto il ribasso immediatamente inferiore alla media tra quello più alto e quello più basso presentati per la gara in oggetto) e quindi ripartiti in subappalto alle imprese rimaste escluse ma che avevano aderito al cartello. Non solo. In alcuni casi, infarti, l'accusa ipotizza che l'affidamento dei lavori veniva assicurato anche attraverso la corruzione di compiacenti funzionari dell'area tecnica, degli enti committenti; come risultato per due licitazioni bandite rispettivamente dall'Asl di Firenze e dal Comune di Campi Bisenzio. E proprio l'apparato amministrativo di quest'ultimo Comune, è risultato caratterizzato da una «generalizzata illegalità» che, oltre ai casi di corruzione di alcuni dipendenti, coinvolge l'attuazione del nuovo. Regolamento Urbanistico Comunale (Ruc). In molte conversazioni telefoniche intercettate il dirigente degli appalti pubblici Marco Cherubini dice chiaramente ad esponenti della giunta o consulenti esterni che «il Regolamento è illegittimo». Nel dettaglio, l'accusa che gli inquirenti rivolgono ai funzionari (anche basata su numerose intercettazioni telefoniche) è che questi attestassero falsamente la conformità dei progetti allo strumento urbanistico, sovra-dimensionando, di fatto, i parametri di sviluppo edilizio autorizzati dalla Regione Toscana e determinando, di conseguenza, notevoli profitti economici ai soggetti promotori dell'intervento speculativo. Il tutto, cercando di muoversi all'interno di delicati equilibri politici: ancora il Cherubini, infatti, non esita a definire il sindaco «nella morsa» e a lanciare dure accuse alla Margherita che, dice, «ha interessi talmente cotonali m prima persona...».