VENEZIA «La nuova legge sul cinema parte già in gennaio, ma avremo due anni di tempo per modificarla». Il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani ieri ha presentato al Casino del Lido di Venezia il decreto legislativo approvato il giorno prima in Consiglio dei ministri. «Abbiamo scelto questa forma legislativa invece che un disegno di legge - ha spiegato - proprio per avere una operatività immediata, lasciando poi tutto il tempo per aggiustarne i difetti, seguendo le istanze delle associazioni di categoria». Innanzitutto viene affrontato il problema della risorse: secondo Urbani il Fondo statale non può essere considerato ad esaurimento, vuoto a perdere, «come hanno fatto recenti governi nel passato». Scende quindi al 50 per cento (prima si arrivava fino al 75) il finanziamento ad un produttore, che deve garantire di aver trovato le risorse per l'altra metà. Inoltre cambiano i parametri di "qualità": il reference System introduce una serie di punti come la "capacità commerciale dimostrata in passato" da chi chiede soldi. Un nuovo flusso di denaro arriverà dalla pubblicità (sarà possibile inserire di marchi e prodotti nel film, cosa finora vietata), e dalla possibilità di finanziamenti da parte di Enti pubblici (ad esempio le Regioni). Non entra nel decreto masi lavora ad una nuova iniziativa sugli incentivi fiscali: «Il ministro Tremonti era scettico ma si sta convincendo», sostiene Urbani. Infine, elenca il ministro, nuova linfa arriverà dai due forme di dì investimento che hanno dietro due banche nazionali». Le reazioni del mondo del cinema sono state di cautela, si aspettano le norme attuative che concretizzino uno schema oggi piuttosto generico. Ma mentre Citto Masellì si limita a chiedere con forza che nella fase attuativa vengano sentite le categorie del cinema, su alcuni punti già s'arrabbia il produttore Aurelio De Laurentiis: «Mi aspettavo un aumento del fondo, che resta fìsso al 19 per cento, il tetto di finanziamento per il singolo film è basso rispetto alle produzioni negli altri paesi europei e non ci rende competitivi. E poi il finanziamento ai film solo in lingua italiana sostenuto dal sottosegretario Bono è roba da medioevo, roba da gente imbalsamata che non conosce Internet, e non capisce che il cinema per essere competivo si deve rivolgere ad un mondo globalizzato». Secondo Marco Muller della Downtwn Pictures questa legge invece «rischia di danneggiare i piccoli produttori indipendenti, facendo ricadere i finanziamenti sui soliti, in grado di garantire solidità commerciale e un rapido rientro al botteghino». «E certo - ride infine Muller -che quelli di noi che fanno cinema sperimentale non potranno attingere agli sponsor, l'ho capito girando il mio film "Fango", presente qui alla Mostra. I partner stranieri mi avevano garantito una quota di servizi e mi sono ritrovato le vetture luccicanti dello sponsor piazzate al proprio al centro dell'inquadratura, un incubo»
De Laurentiis: è una legge medioevale
Il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani ha presentato al Casino del Lido di Venezia il decreto legislativo approvato in Consiglio dei ministri per la nuova legge sul cinema. La legge introduce una serie di modifiche, tra cui il riduzione del finanziamento ad un produttore al 50% e l'introduzione di nuovi parametri di "qualità". Il decreto prevede anche l'introduzione di nuovi flussi di denaro, come la pubblicità e i finanziamenti da parte di Enti pubblici. Le reazioni del mondo del cinema sono state di cautela, con alcuni produttori esprimendo preoccupazioni sulla bassa quota di finanziamento e sull'introduzione di nuovi parametri di "qualità".
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