VENEZIA - Torneremo a vedere i marchi nei film. Il decreto legislativo sul cinema approvato giovedì scorso dal Consiglio dei ministri, insieme alle attese novità sui meccanismi di finanziamento pubblico dei film, ha infatti abolito il divieto di riprendere marchi commerciali sul grande schermo. «Il cinema ha sempre bisogno di fondi ha detto ieri a Venezia il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani ben vengano gli sponsor». Con un limite: «Ho giurato al mio collega della Sanità, Girolamo Sirchia, che il divieto sarà mantenuto per il tabacco». Esattamente come succede nella Formula 1. Nell'analizzare le novità del decreto («un approccio che ci consente grande flessibilità, ha spiegato Urbani, perché sono possibili modifiche nei due anni successivi all'approvazione») il ministro ha tenuto a sottolineare che la riforma va vista nel suo complesso. Innanzitutto va considerato il disegno di legge sul tax shelter, gli incentivi fiscali che dovrebbero consentire il reinvestimento degli utili in nuovi progetti cinematografici di cui si parla da almeno un anno e che sono stati tenuti al palo finora dallo scarso entusiasmo del ministero dell'Economia. «Tremonti sembra averci ripensato: mi ha detto che se ne può discutere e io gli ho passato il testo elaborato dai nostri tecnici», ha annunciato Urbani. Altrettanto decisive per la crescita dell'industria cinematografica, ma rinviate a tempi migliori, le misure per la costituzione di fondi di investimento mirati. Qualcosa si muove: a giorni due grossi istituti di credito dovrebbero annunciare la creazione di fondi ad hoc. Entro la metà di gennaio 2004 dovrebbero però essere operative tutte le novità introdotte dal decreto legislativo, a cominciare dal reference system che renderà un pò più automatica l'assegnazione dei fondi pubblici. Anche qui, però, Urbani ha tenuto a chiarire, per rispondere alle critiche che si sono levate nei giorni scorsi sul rischio di aiutare «solo i produttori ricchi». La forza imprenditoriale e la «storia» del produttore saranno premianti, ha spiegato, ma solo fino a un certo punto. E ha anticipato che nel bilanciamento dei vari requisiti necessari a ottenere il contributo statale il reference system conterà solo per il 50 e forse anche meno, perché «il grosso della valutazione sarà comunque sul singolo progetto». Altra importante novità è l'abolizione del divieto agli enti pubblici di finanziare progetti cinematografici, cosi come è di rilievo il passaggio della gestione dei contributi da Bnl a Cinecittà. «Non è che Cinecittà si metta a fare la banca ha chiarito il ministro agirà solo da tramite, ma intendiamo aprirci al mercato, a tutte le aziende di credito, perché francamente Bnl gode di un monopolio assolutamente ingiustificato dopo la privatìzzazione». Confermate, infine, le novità sulla censura: la classificazione dei film sarà a carico dei produttori che affidandosi a specialisti (psicologi, neuropsichiatri) otterranno poi un visto ministeriale, specie nell'interesse dei minori.
Nei film ritornano i marchi commerciali
Il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, ha spiegato che il decreto legislativo sul cinema approvato dal Consiglio dei ministri abolisce il divieto di riprendere marchi commerciali sul grande schermo. Il cinema ha bisogno di fondi e Urbani ha detto che le novità del decreto sono state introdotte per aiutare l'industria cinematografica. Il ministro ha anche annunciato che il disegno di legge sul tax shelter sarà discusso e che le misure per la costituzione di fondi di investimento saranno introdotte. Le novità includono l'abolizione del divieto agli enti pubblici di finanziare progetti cinematografici e la gestione dei contributi da Bnl a Cinecittà.
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