Da ieri l'ex-soprintendente Antonio Paolucci è vicepresidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, presieduto da Salvatore Settis. Nel renderlo noto, lo stesso presidente ha detto che il Consiglio ha messo a punto il suo documento sulla bozza di riorganizzazione del ministero dei beni culturali, che entro oggi sarà inviata al ministro. Da parte sua Paolucci -in pensione dallo scorso ottobre per raggiunti limiti di età - si è detto particolarmente contento della nuova nomina. «Era una cosa obbligata visto la storia che ho. E chi altri sennò?». Bisognerà vedere se riuscirà a trasformare l'organo consultivo del mini; stero diretto da Rutelli, in qualcosa di più attivo: «É la legge che dice che il Consiglio è un organo consultivo, non tocca a me trasformarlo. L'importante - ha , proseguito Paolucci - è che sia efficiente, che dia buoni consigli. Rutelli ha detto che se ne vuole servire, che non avrà un ruolo solo esornativo, ma propositivo ed efficace. Questa è anche l'intenzione di Settis e lavoreremo in questo senso. Stiamo lavorando sulla bozze di riforma del ministero e ci riuniremo diverse volte. Si sta discutendo del ruolo dei direttori generali, Antonio Paolucci di quelli regionali, sui poli museali...». Sul ventilato accorpamento delle soprintendenze per i beni del territorio ai poli museali, Paolucci resta vago: «Sono solo discorsi. Abbiamo appena iniziato a confrontare le idee. Ci vorrà molto tempo prima di arrivare a qualcosa di condiviso». E tra i temi che prima o poi dovranno essere affrontati dal Consiglio Superiore per i beni culturali, c'è anche quello spinosissimo dei prestiti delle opere d'arte. La recente questione dell'Annunciazione di Leonardo da Vinci, su cui Settis non si è mai pronuncia: to, ha di fatto «messo in soffitta» il lavoro della «commissione prestiti» che lo stesso Rutelli nominò l'estate scorsa. Altrimenti non si spiegherebbe la sicura partenza di un'opera del Perugino [Ritratto di giovane) e la ventilata trasferta della Venere di Urbino di Tiziano dagli Uffizi al Giappone. Va bene la riforma del ministero, ma alla tutela dei beni culturali chi ci pensa?