Roma. Una sentenza del Consiglio di Stato ha recentemente disposto il divieto da parte del Campidoglio di affidare esclusivamente alla società Zetema (controllata al 100 dall'amministrazione cittadina) i lavori di restauro dei monumenti capitolini. Una bocciatura di tipo politico all'operato del Campidoglio in un terreno delicato come Quello della salvaguardia dei beni culturali. Ma l'evento non ha impressionato più di tanto il sindaco, che ha proseguito senza batter ciglio sulla strada della corsia preferenziale per Zetema, la holding che a Roma gestisce gli eventi culturali e turistici. Questa volta, però, il sindaco della capitale ha voluto strafare. Non pago del monopolio esercitato da Zetema in materia di restauri sul territorio romano, il sindaco della capitale ha pensato di allargarne il giro d'affari anche all'estero ignorando il parere contrario del Consiglio di Stato che ha di recente "sfilato" a Zetema il succoso settore dei restauri. «Incurante della bocciatura del Consiglio di Stato, che risale al 20 marzo scorso, Veltroni ha firmato durante il suo viaggio in Cina, a una settimana dalla sentenza di Palazzo Spada, un accordo con le autorità locali per l'allestimento di un laboratorio di restauro del nuovo museo di Xian. Il laboratorio di restauro per il recupero dell'esercito di pietra sarà incredibilmente gestito da Zetema». La denuncia è del deputato di An Fabio Rampelli, che ha annunciato un esposto all'Autorità garante del mercato e della concorrenza. «A fronte della sentenza del Consiglio di Stato e delle raccomandazioni del Garante del mercato e della concorrenza - ha ricordato l'esponente di An - ci chiediamo se Veltroni abbia un salvacondotto che gli consenta di bypassare le leggi e le sentenze dello Stato italiano, vista la reiterazione del reato di esclusione dal mercato dei restauratori non inquadrati nella società Zetema. Oltretutto le puntualizzazioni che ha fatto Silvio Di Francia, a difesa dì Veltroni, sugli importi minimali degli appalti di cui avrebbe beneficiato Zetema ci risultano completamente inesatti». «Infatti l'azienda - ha aggiunto Rampelli - acqui-sita interamente dal Comune di Roma avrebbe lavorato, secondo quanto dichiarato da autorevoli quotidiani, per decine di milioni di euro e i risarcimenti per il danno potenziale che saremo costretti a erogare alle imprese ricorrenti cui il Consiglio di Stato ha dato ragione, saranno ben superiori alle cifre ipotizzato dal Comune». «Chiediamo - ha ribadito Rampelli - un'operazione trasparenza sulla convenzione sottoscritta da Veltroni con le autorità cinesi e una diversa presenza sul mercato da parte del Campidoglio, interrompendo tutti i monopoli che stanno mettendo in sofferenza la rete economica romana, attraverso le società del Comune, che appare più una vera holding d'ostacolo alla libera concorrenza che un'istituzione neutrale capace di far sviluppare le imprese del territorio». «Da molto tempo andavamo sostenendo - ha aggiunto il capogruppo di An in Campidoglio Marco Marsilio - la tesi accolta dal Consiglio di Stato. Veltroni è andato avanti a testa bassa sulla sua strada pensando a torto di avere ragione, e oggi per colpa di questa cocciutaggine il Comune di Roma dovrà risarcire i restauratori. Se è vero che l'ammontare totale è di due milioni di euro, il risarcimento del 10 ammonterà ad almeno 200 mila euro che a questo punto sarebbe giusto che venissero pagati da Veltroni e da quanti altri si siano resi responsabili di questa illegittima procedura. Non è giusto che i risarcimenti debbano essere pagati dai contribuenti romani, Veltroni si assuma la responsabilità di una linea sostenuta a dispetto di ogni evidenza».