Una signora di Milano ha mandato una breve ma adirata lettera all'International Herald Tribune lamentandosi di un articolo di Umberto Eco, apparso sullo stesso giornale il 2 aprile scorso, dove il professore suggeriva di costruire una realtà parallela per i trogloditi, ovvero le orde di turisti che mettono a repentaglio la salute e l'estetica del nostro patrimonio culturale. Sia ben chiaro che Eco non proponeva di obbligare o addirittura deportare il turista cialtrone e scamiciato in quella che lui definisce "Uffizi-land" lasciando alle "elite" intellettuali il mondo originale, ma considerava i vantaggi di finte Valli dei Templi, finte Piazza della Signoria, finte Venezie, in prossimità di quelle vere chiaramente, non a Las Vegas. Fra i vantaggi, oltre a non avere accanto mentre uno ammira la Primavera del Botticelli doc il tizio che parla al telefonino della sconfitta del Milan, quello di poter liberamente e democraticamente scegliere cosa andare a visitare e a quale categoria umana o inumana appartenere; i trogloditi o gli illuminati. La signora di Milano, forse con la coda di paglia, temendo di essere indirizzata dalla freccia «Solo trogloditi» ad ammirare la copia del David di Donatello dentro un capannone di Campi Bisenzio, si chiedeva come una persona così intelligente come Umberto Eco potesse scrivere una sciocchezza del genere. Se Virna Lisi con la sua bocca poteva dire ciò che voleva, Umberto Eco con la sua barba può fare lo stesso, permettendosi anche qualche banalità pilotata come questa, per altro già sperimentata sul campo in più di un caso; dall'ottima copia della cappella degli Scrovegni in Giappone, che uno può visitare con calma senza dover essere sterilizzato prima, alla perfetta copia della Pietà di Michelangelo di San Pietro, che io ho avuto la fortuna di vedere in Corea in un sobborgo di Seoul, posizionata al centro di una rampa di cemento di una chiesa cattolica, che consente di vedere la scultura da ogni possibile punto di vista e non, come a San Pietro, frontalmente e da lontano, protetta da un vetro antiproiettile dopo che negli anni '70 il polacco Lazio Tot, non prevedendo l'ascesa al trono di Karol Wojtyla, gli spaccò il naso con un martello, arnese di solito usato con più frequenza dagli uxoricidi che dai vandali dell'arte che prediligono la bomboletta spray. Quindi l'idea di Eco non è nuovissima. Si dice anche, in certe sette ortodosse della mistica ebraica, che l'Aldilà sia una copia esatta del mondo nel quale viviamo solo leggermente spostata a destra o sinistra, dipende da che parte uno muore. Se per esempio decidete di morire adesso mentre state leggendo questo articolo, secondo questa teoria, vi ritroverete a rileggerlo di nuovo, avendo perso qualche riga, una volta traghettati da Caronte dall'altra parte. Non credo che il semiologo nazionale volesse offendere nessuno né accusare la signora milanese di puzzare di sudore e quindi rischiare con la sua perspirazione di danneggiare qualche dipinto di Caravaggio o i marmi delle Cappelle medicee, come se i Medici fossero gente che si faceva la doccia due volte al giorno. Voleva sottolineare il problema reale di masse d'individui spinte a guardare originali e bufale, dai templi taroccati ai sub-impressionisti estratti dai depositi della Tate o del Louvre, senza la minima idea di cosa stiano osservando, sodomizzati dalla cultura del marketing selvaggio del blockbuster, la mega-mostra-sega. Questo fenomeno impedisce chiaramente a chi voglia godersi l'intimità di un capolavoro di farlo; quindi, scrive Eco, se a voi non interessa la patina del tempo andate pure con pattini a vedere la copia perfetta del capolavoro, durante il dopolavoro, davanti al parcheggio dell'Ikea. Questo sistema sarebbe bello poterlo usare non solo per l'arte ma anche per la vita normale, una volta che la clonazione sarà diventata legale ed economica. Immaginate di poter avere una copia di voi che va a cena con la gente noiosa, brutta e puzzolente. Ma la cosa potrebbe anche funzionare all'inverso. Io per esempio sogno da sempre, senza nessuna ironia, di potere avere l'occasione di conoscere Umberto Eco e magari di poterci pranzare o prendere un caffè insieme con calma se non addirittura con intimità. È altamente improbabile che il mio desiderio si realizzi, visti gli impegni del professore, ma se esistesse una Ecoland, io potrei andare lì e, se non c'è la fila, sedermi al tavolino della caffetteria con una copia identica del famoso scrittore a parlare del più e del meno. Non ditemi che Umbertide esiste di già, perché non ha nulla a che fare l'autore del Nome della Rosa.