Sarà riposizionata domani, nella chiesa dell'Annunziata a Ostu-ni, «La deposizione dalla Croce» di Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588). Tela restaurata nell'ambito del «Progetto Rinascimento», iniziativa no profit promossa e curata da Gfe Associati, un'azienda di pubblicità e comunicazione di Martina Franca che si occupa di reperire fondi da investire nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio locale. Lo fa ormai da qualche anno coinvolgendo imprenditori nostrani, e ha al suo attivo già numerosi risultati condotti a termine. Per esempio ha riporto agli antichi splendori alcune opere pittoriche delle chiese martinesi, una «Madonna della Bruna» di mano seicentesca e altri dipinti settecenteschi di scuola carelliana. Tocca ora alla «Deposizione» del Veronese, opera certa del maestro cinquecentesco come dimostra - dice Chiara Sasso che si è occupata del restauro - il disegno preparatorio conservato in un taccuino della Biblioteca marciana a Venezia (dove compare accanto al famoso «Convivio in casa Levi») e recentemente pubblicato dallo studioso americano Richard Cocke. L'analisi agli infrarossi della tela pugliese ha rivelato, conferma la Sasso, una perfetta aderenza con il suddetto disegno. Quella di Ostuni è del resto l'unica opera del Veronese, non di scuola, presente in Puglia, commissionata da un nobile veneziano, Andrea Albrizzi, arrivato nella nostra regione per occuparsi di commercio di olio per conto della Serenissima. Un trend, quello commerciale tra Bari e Venezia, che a quei tempi veicolava non solo merci ma anche artisti come dimostra la presenza di opere venete nelle chiese pugliesi e l'influenza che esse ebbero sulla cultura artistica locale per circa due secoli fino a quando, nel Seicento, gli scambi non verrano spostati dall'alto Adriatico al territorio di Napoli. Mentre gli altri membri della famiglia Albrizzi avevano preferito cercare fortuna nel Salento dove si erano domiciliati, Andrea ad Ostuni si era accasato sposando una nobile tarantina, certa Maria Dell'Ulmo. Dai documenti raccolti dalla Sasso viene peraltro messo in luce che l'intera famiglia Albrizzi tratteneva rapporti di committenza con il Veronese, vedi la perduta raffigurazione della Visitazione, opera a lui attribuita, eseguita per la chiesa dei riformati di Salice Salentino su ordine di Giovanni Antonio Albrizzi, fratello di Andrea. Ed è proprio ad Ostuni che Andrea decide di costruire la tomba di famiglia nella chiesa della Santissima Annunziata, dove i frati francescani riformati gli avevano concesso la possibilità di erigere il proprio sacello. Si fa seppellire qui con la moglie e i suoceri. In cambio ai frati per il loro convento, dove era stato molte volte ospite durante le sue attività commerciali, invia il famoso dipinto della «Deposizione». Le cronache, racconta sempre la Sasso, dicono anche che l'opera fu adocchiata da un sedicente vicerè, un certo Giovanni Zevallos che voleva impadronirsene, ma i frati furbescamente ne fecero eseguire una copia e la offrirono al disattento, futuro duca di Ostuni, al posto dell'originale. Pertanto la replica presente nella chiesa di Sant'Anna a Mesagne, posta sull'altare della cappella di Sant'Oronzo, è da considerarsi postuma, eseguita forse dall'autore mesagnese Andrea Cunavi. Sappiamo inoltre che nella notte tra il 22 e il 23 ottobre del 1975 la tela venne trafugata, portata a Milano e destinata in Medio Oriente forse per arricchire la collezione di qualche sceicco. Fu trovata dopo due anni dalla Squadra Mobile di Brindisi e sottoposta ad un restauro a cura della Soprintendenza di Bari sotto la direzione dell'architetto Riccardo Mola. «La Deposizione» racconta, fedelmente ai Vangeli, il prelievo del corpo esangue di Cristo dalla Croce con i personaggi che ne sono gli artefici, secondo quanto prevede il soggetto iconografico, ossia la Vergine Maria, Giuseppe di Arimatea, Giovanni, la Maddalena, assistiti da due angioletti che in solerte attività, reggono la croce ormai spoglia. L'impianto è tipico del Veronese con una disposizione della scena in primo piano ed un arioso spazio vuoto nel resto della scena. Sue anche le scelte coloristiche portate in genere alla massima intensità luminosa e qui abbassate su un registro meno acceso. Mancano dunque i cangiantismi freddi in opposizione ai morbidi impasti alla Tiziano che lo avevano connotato nelle sue opere più note, ma rimane il gusto per gli scorci e per gli effetti scenografici. Il restauro che ha rimosso le parti alterate, l'ossidazione delle vecchie vernici e le alterazioni dei vecchi ritocchi ad olio, ripristinando per quanto possibile il colore originale, ha inoltre risarcito, leggiamo nella relazione di restauro, le mancanze di preparazione pittorica con la realizzazione di integrazioni opportunamente riconoscibili.
La deposizione del Veronese torna al suo posto a Ostuni
La Deposizione dalla Croce di Paolo Caliari detto il Veronese, opera pittorica seicentesca, sarà riposizionata domani nella chiesa dell'Annunziata a Ostuni. La tela, restaurata nel 2023 all'interno del Progetto Rinascimento, è stata curata da Gfe Associati, un'azienda di pubblicità e comunicazione di Martina Franca. La restituzione è stata possibile grazie a una collaborazione tra imprenditori locali e l'azienda. La tela è stata restaurata con l'analisi agli infrarossi, che ha rivelato una perfetta aderenza con il disegno preparatorio conservato in un taccuino della Biblioteca Marciana a Venezia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo