Una ricerca commissionata dallassessore alla Cultura dimostra che solo al Castello far pagare lingresso conviene -------------------------------------------------------------------------------- Fare pagare il biglietto di ingresso ai musei si traduce, spesso, in una perdita secca. Come a dire che col «tutto gratis» lamministrazione pubblica ci guadagna. È un paradosso ma, conti alla mano, sembra la realtà dei fatti. Lavvertimento arriva da Stefania Jahier, direttore del Settore Cultura-Biblioteche del Comune di Milano, che ha sottoposto allassessore Vittorio Sgarbi un rapporto dettagliato sulla dinamica costi-ricavi nei due anni e mezzo di attivazione delle biglietterie in quattro diversi musei comunali: il Castello Sforzesco, il Museo di Storia Naturale, il Museo Archeologico e il Museo del Risorgimento. Lanalisi della Jahier parte dalla preistoria. E cioè dal novembre del 2003, quando il consiglio comunale deliberò di introdurre i biglietti per lingresso ai musei, stabilendo tariffe, riduzioni, esenzioni e quantaltro. Una manovra che non avrebbe dato, a suo giudizio, i risultati sperati, visto che le spese di servizio - dal personale alla campagna pubblicitaria - hanno superato, in due casi su quattro, le entrate. Se il Castello e il Museo di Storia Naturale, le due sedi di maggiore attrattiva turistica, hanno passato la prova: il primo con un attivo annuo di un milione di euro, il secondo con un ricavo minore, pari a 130mila euro. Decisamente in perdita sono, invece, lArcheologico e il Museo del Risorgimento che, con la politica del ticket, ci hanno rimesso una media, a testa, di 60mila euro. Colpa, in questo caso, dei difetti del sistema. A sentire Jahier: «Tariffe incredibilmente basse, esenzioni in numero esagerato e orari di apertura troppo ridotti». Basti pensare che, al Museo Archeologico - che con lintroduzione del biglietto aveva già registrato un calo di pubblico clamoroso - su 25mila ingressi allanno il 70 per cento corrisponde a visitatori non paganti, favoriti dalle esenzioni per le scolaresche o le associazioni culturali. Mentre nei musei di mezza Europa, da quelli statali inglesi ai musei civici parigini, laccesso gratuito è ormai una tradizione, e i ricavi arrivano da altre fonti, come i servizi accessori, caffetterie affollate e bookshop super-forniti (che da noi sembrano miraggi), Milano si interroga ancora sulla politica migliore. La Jahier, dopo aver snocciolato i suoi dati allassessore propone alcune soluzioni: dal ritorno al «tutto gratuito», al «tutto gratuito» solo per i cittadini residenti, allaumento ragionevole della tariffa (da 3 a 5 euro). Lopzione, per lei, più funzionale: «conservare il biglietto dingresso solo al Castello Sforzesco, per valorizzarne le collezioni». A Sgarbi, la sentenza. Che, sembra, arriverà a giorni, dopo la prossima seduta per lapprovazione del bilancio. «Ma tutto sommato mi sembra che la soluzione tutto gratis tranne il Castello suggerita dalla Jahier sia la migliore», anticipa lassessore.