INCONTRI 3. Domani a palazzo Trissino il direttore generale del ministero Roberto Cecchi presenta il suo libro sul problemi nella gestione del patrimonio architettonico e paesaggistico italiano Progetti e lavori che si trascinano per anni per poi cambiare del tutto, soldi esauriti all'improvviso, mancanza di strategie, deleghe infinite e uffici sommersi dalle pratiche. Con in mezzo per fortuna qualche successo, difeso in trincea. È questa la fotografia del patrimonio cultural-architettonico e paesaggistico d'Italia secondo Roberto Cecchi, ex soprintendente e oggi direttore generale per i Beni architettonici e paesaggistici del ministero. Fotografia che ha messo nero su bianco nel libro "I Beni culturali - testimonianza materiale di civiltà" edito da Spirali che domani presenta a Vicenza in sala degli Stucchi di palazzo Trissino alle 18. Al dibattito organizzato dall'Associazione europea dei brainworkers in collaborazione con Comune di Vicenza, Associazione cifrematica di Padova, Università internazionale del secondo rinascimento e ditta Saicam (edilizia) partecipano Mario Bagnara, presidente Commissione cultura del Comune di Vicenza, la responsabile dell'ufficio Grandi opere Lorella Bressanello, la presidente dell'istituto Ville Venete Nadia Qualarsa e l'europarlamentare Amalia Sartori presidente del Cisa Palladio. Cecchi nel suo libro parla di cose buone ma anche di errori, scempi, burocrazie ottuse, malaffare e cattive amministrazioni. Anche se, per la cronaca, è uno dei funzionari inviati dal ministro Rutelli a Monticchiello in Toscana per "ridimensionare" lo scandalo della lottizzazione denunciata da Alberto Asor Rosa. Ma Cecchi offre poi alcuni documenti originali come il rapporto della Commissione Franceschini del 1967 che traccia le linee guida della conservazione del patrimonio culturale. Il tutto raccontando casi controversi di restauri e lavori, dal Cenacolo di Leonardo alla Fenice di Venezia fino alla Scala di Milano. Compreso quello dell'ufficio dove lavora e cita «la nostra sede del Ministero dei beni culturali a Roma dove c'è una scala antincendio che grida vendetta». Quando lavora alla soprintendenza in Lombardia Cecchi scrive ai superiori perché «in un anno dovevo esaminare (io come gli altri) da solo 2400 progetti di bellezze naturali e quasi mille progetti su edifici monumentali. Con una sola macchina da scrivere in comune con altri otto architetti...». Così in Italia può succedere che «un paesino sulla costa calabrese fra il 1976 e il 1985 ha moltiplicato di 400 volte il proprio patrimonio edile (...) dichiarando sempre che tutti quegli insediamenti erano compatibili con la tutela delle aree a vincolo pesaggistico». La cura? Catalogare tutto, adeguare il personale, far rispettare le norme. (al. mo.)