Il cinema italiano pronto a dire addio alla Bnl, sua storica cassaforte? Pare di sì. Tra poco più di un anno la gestione del fondo dello Stato per il grande schermo che dal 1927 è affidata alla Banca nazionale del lavoro dovrebbe passare a Cinecittà holding spa che, sotto la presidenza del regista Pupi Avati, si è data molto da fare per rilanciare una certa idea imprenditoriale di fare cinema. E che a Venezia durante la Mostra del cinema, il 4 settembre, riunirà il consiglio di amministrazione. Il passaggio del fondo da Bnl a Cinecittà che, a sua volta, sarebbe decisa ad aprire il mercato del credito cinematografico stipulando successivamente convenzioni con diversi istituti di credito (quattro le banche con le quali ci sarebbe già un contatto e, ovviamente, tra gli istituti potrà esserci anche Bnl) è una delle novità che si stanno valutando al ministero dei Beni culturali guidalo da Giuliano Urbani, dove si lavora a una nuova legislazione. RISPARMIATORI, INVESTITE sui CIAK Ispirandosi ai fondi Sofica francesi, agli esperimenti irlandesi e tedeschi, il ministro Giuliano Urbani avrebbe in mente anche qualcosa di simile a fondi d'investimento sul cinema. Ma non se ne dovrebbe parlare, in termini concreti, prima del 2004. Tutto fa parte di un progetto per la detassazione degli utili reinvestiti nella produzione ancora da discutere con il ministro Giulio Tremonti. L'obiettivo, da indiscrezioni, sarebbe quello di consentire una detassazione degli utili agli operatori del settore, ma anche a privati o imprese esterne al mondo cinematografico. Questi ultimi potrebbero dunque investire sul cinema tramite fondi specializzati nel settore audiovisivo (o più probabilmente solo nel cinema). Fondi assimilabili, per funzionamento, ai fondi etici. Che potrebbero chiamarsi Sis: società di intermediazione dello spettacolo. Più impresa. Una prima risposta dovrebbe venire proprio a Venezia dove, in occasione della Mostra del cinema, è atteso per fine agosto il ministro per annunciare l'avvio dell'iter che dovrebbe portare a fine anno alla pubblicazione su Gazzetta ufficiale di un nuovo quadro legislativo organico per il cinema. Quadro che ormai manca dal 1965. Obiettivo: una maggior efficienza economica della filiera cinematografica. Per il cinema sembra insomma arrivata l'ora d'essere considerato alla stregua di un'industria. Così, per rendere più scientifica la selezione dei film da finanziare con i fondi statali, si pensa all'introduzione del cosiddetto reference System: sulle imprese e di tipo artistico. Reference System. Verranno premiate le imprese più solide imprenditorialmente. Un reference artistico farà invece sì che solo il 50 del valore artistico di un progetto cinematografico dipenda dalla scelta discrezionale dei commissari (l'altro 50 verrà valutato in base ad automatismi basati sulle qualità artistiche e sulla solidità commerciale di un'impresa). Al posto di due commissioni (commissione consultiva per il cinema e consultiva per il credito cinematografico) ci sarà inoltre una commissione unica articolata in sezioni: una per le opere prime, una per visionare i film finanziati (ed evitare che i fondi siano spesi per produzioni diverse o inesistenti), un'altra ancora per la promozione che si avvarrà di esperti di marketing e pubblicità. In più, se fino a oggi il finanziamento statale bastava per avviare le produzioni, in futuro andrà prima trovata (entro un anno) la copertura economica per la quota non a carico dello Stato. Allo studio pure un contingentamento dei film di interesse culturale solo nazionale (potrebbero essere non più di 25-30 l'anno) per spingere invece le coproduzioni europee. Cambierà anche la distribuzione, modellandosi sul sistema francese con automatismi legati al numero di ingressi per film di interesse culturale che il distributore ha registrato nell'anno precedente. E il cuore di tutto sarà proprio Cinecittà holding. Devolution. Si pensa di abolire la norma che impedisce allo Stato di finanziare pellicole beneficiane del contributo di una film commission regionale. Potrebbe infine non piacere alle associazioni di tutela dei consumatori, ma servirà alla causa imprenditoriale del cinema, l'abolizione del divieto al cosiddetto product placement. Consentita negli Usa e ormai sdoganata anche in Francia, non sarà più bollata come pubblicità occulta l'esposizione di marchi e prodotti a fini pubblicitari in un film. Il divieto resterà per alcol, fumo e farmaci nocivi. E arriveranno incentivi (con contributi in conto interessi e in conto capitale) per chi aprirà sale cinematografiche nei centri urbani, per rimediare alla progressiva chiusura dei cinema cittadini.