Lintervento sarà terminato entro due anni A un decennio dal rogo pronti i piani di restauro -------------------------------------------------------------------------------- Sono trascorsi dieci anni dalla notte del rogo della Cappella della Sindone, dalle fiamme che si espandevano di lato a Palazzo Reale e in alto solcando il cielo sopra la città. È ancora vivo il ricordo di quella che è stata vissuta dai torinesi, e non solo, come unautentica tragedia - anche se senza vittime e con il Sacro Lino salvato in extremis - capitata in coincidenza con la serata di gala nelladiacente ex residenza dei Savoia, ospite donore lallora segretario generale dellOnu Kofi Annan. Dieci anni per ricordare e stilare un bilancio sul futuro ormai prossimo del capolavoro di Guarini, che riaprirà restaurato tra fine 2008 e inizio 2009. «Stamane si è come fugata limpressione di una lunga sosta per la Cappella dopo lincendio, perché si è capito che si sono utilizzati i tempi necessari per conoscere come operare. È una gioia per me vedere che i lavori vanno avanti» ha detto ieri mattina il cardinale Severino Poletto durante la presentazione a Palazzo Chiablese del cosiddetto «cantiere di conoscenza», di quella che è stata definita dai tecnici presenti «la più approfondita analisi mai eseguita su un monumento» (il cardinale ha anche confermato che, «salvo indicazioni diverse del Sommo Padre, non ci saranno ostensioni fino al 2025, il prossimo Anno Santo»). «Si è dovuto prima di tutto mettere in sicurezza ledificio, verificare lo stato del degrado, analizzare e schedare i materiali - ha detto il direttore regionale per i Beni culturali Mario Turetta - È ora in corso la progettazione esecutiva della riabilitazione strutturale della parte alta delledificio, ai primi di aprile si è affidato lappalto per il basamento, i lavori partiranno la settimana prossima». La tabella di marcia prevede un nuovo appalto a maggio e, in estate, la riapertura delle cave di Franosa Soprana, da cui si estraevano il marmo nero e quello bigio utilizzati ai tempi di Guarini. Le cave di un tempo non sono più agibili, è stato spiegato, ma se ne sono identificate altre sotterranee, da cui verranno prelevati i pezzi di marmo per integrare quelli mancanti. Larchitetto Mirella Macera della Soprintendenza ai beni architettonici, che ha diretto il cantiere di restauro, ha ricostruito i primi interventi, già dallindomani del rogo: «Il ponteggio ospitato allinterno della cappella incombeva dallalto tutto aggrovigliato: si è dovuto prima di tutto scongiurarne il crollo, poi gli sforzi si sono concentrati nel sostenere larco di collegamento tra il Duomo e la cappella». Macera ricorda che a terra i frammenti caduti dalle pareti formavano una coltre di 80 centimetri: sono stati raccolti e inseriti in 114 casse. «Si è dovuto prima di tutto fare un rilievo architettonico, non esistevano i disegni originali, poi analizzare, diagnosticare - ha aggiunto il soprintendente Francesco Pernice - Ci siamo trovati di fronte a un caso unico al mondo, perché la cappella non è stata distrutta e i materiali più diversi, dal legno alla pietra, dai mattoni al marmo, al ferro, hanno subito danni diversi».