L'accusa di An: «Colpito al cuore il monopolio creato dal sindaco» II Consiglio di Stato: no all'affidamento diretto dei lavori Zètema, società del Comune di Roma che si occupa di musei, gestione e conservazione dei beni culturali, acquisita totalmente dal Campidoglio nel 2005, non potrà più eseguire in proprio i lavori di restauro e dovrà agire in regime di concorrenza, tramite regolari gare d'appalto. Lo ha deciso il Consiglio di Stato con due sentenze (20 marzo scorso), dando così ragione a un gruppo di operatori privati, restauratori, che si erano visti precludere negli anni importanti quote di mercato. Il tema dell'affidamento diretto a Zètema (lavori «in house») era già stato oggetto in passato anche di un procedimento avviato dall'Antitrust su istanza dei restauratori. Il Garante, che si pronunciò con nota del 29 agosto 2005, aveva accertato, tra le altre cose, che il Campidoglio aveva «sottratto al gioco concorrenziale il mercato del restauro e della manutenzione ordinaria dei beni culturali del Comune di Roma, sul quale operavano, in precedenza, diversi soggetti economici in concorrenza tra loro». Lo stesso Garante aveva poi invitato l'amministrazione ad «adottare iniziative idonee a rimettere in concorrenza le attività di manutenzione ordinaria e restauro dei beni culturali, anche attraverso un confronto concorrenziale a evidenza pubblica». La stessa materia era già stata oggetto di vari provvedimenti: una sentenza in primo grado del Tar del Lazio aveva respinto la sospensiva chiesta dai restauratori. Un anno fa il Consiglio di Stato (secondo grado di giudizio) la sospensiva l'aveva accolta, stabilendo la compromissione del «corretto svolgimento della dialettica concorrenziale» tramite affidamento diretto di appalti. La richiesta di sospensione coinvolgeva in particolare la vicenda della totale acquisizione da parte del Campidoglio di Zètema, il cui capitale era prima ripartito fra Acea, Civita e Costa Edutainment. Originariamente società a capitale misto, Zètema è poi dunque diventata dal 2005 interamente pubblica (attuale presidente è Ivana Della Portella, ex consigliere comunale Ds). Se una società è al 100 per cento controllata da un ente pubblico - dice la legge - è in parte possibile procedere con incarichi di affidamento «in house» nel settore servizi. Ma il ricorso promosso da restauratori riguardava vari contratti, tra i quali uno del 2000, per 55 miliardi di lire, e uno di 32 milioni del 2006. Già nello scorso giugno il Tar aveva poi parzialmente accolto analogo ricorso, annullando una delibera del 2005 con cui la Giunta aveva approvato un contratto di servizi affidando a Zètema lavori per 9 milioni tra 2005 e 2007. Sul tema, allora come ieri, non sono mancate critiche da parte dell'opposizione, tanto più adesso che la giustizia amministrativa ha sancito l'impossibilità per Zètema di eseguire restauri sui beni del Comune in modo esclusivo. «Le motivazioni della sentenza ha dichiarato Marco Marsilio, capogruppo di An in Comune colpiscono al cuore il monopolio parapubblico creato da Veltroni con Zètema. La sentenza, ineccepibile, colpisce il monopolio sui restauri. Da molto tempo andavamo sostenendo inascoltati questa tesi». E ha aggiunto: «Ora il Comune dovrà risarcire i restauratori. Sarebbe giusto venissero pagati da Veltroni». «Le motivazioni sono uscite venerdì, ma dobbiamo ancora analizzarle e capire soprattutto qual è la posizione del Comune, nostro unico azionista. Pino a quel momento ha detto l'amministratore delegato di Zètema Albino Ruberti non possiamo fare commenti».
Zètema perde i restauri via libera alle gare d'appalto
Il Consiglio di Stato ha deciso che il Comune di Roma non può affidare direttamente i lavori di restauro e manutenzione dei beni culturali alla società Zètema, che è stata acquisita dal Campidoglio nel 2005. La sentenza ha stabilito che il monopolio creato da Veltroni con Zètema è illegittimo e che il Comune deve agire in regime di concorrenza, tramite regolari gare d'appalto. La decisione riguarda vari contratti, tra cui uno del 2000 e uno del 2006. Il Consiglio di Stato ha anche stabilito che il Comune deve risarcire i restauratori che hanno subito danni a causa del monopolio.
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