VENEZIA - La nuova legge sul cinema sbarca al Lido. O meglio, approvata ieri dal Consiglio dei ministri, a «portarla» oggi al festival sarà Giuliano Urbani presente per il nuovo incontro con i ministri europei della cultura. In veste ufficiale Urbani farà gli onori di casa, salvo quello di «accompagnare» il primo film italiano in corsa per il Leone d'oro, l'atteso e «scottante» Segreti di stato di Paolo Benvenuti sulla strage di Portella della Ginestra, già attaccato frontalmente dalla stampa di destra. Se a Cannes Urbani si premurò di accompagnare l'amico Pupi Avati, il giorno che il suo Il cuore altrove passò in concorso, stavolta il ministro non assisterà alla proiezione in Sala Grande di Segreti di Stato. A quell'ora, infatti, ha preferito convocare la stampa italiana per annunciare le linee guida dell'attesa legge di riforma sul cinema, la cui approvazione sembra ormai scontata. Anche se, dopo il Festival, al momento della discussione dei decreti attuativi, il Ministro ha promesso informalmente di discuterne con i rappresentanti di categoria. Ultima spiaggia, offerta agli autori e ai produttori indipendenti, per provare ad addrizzare il tirò ad una normativa che in molti ritengono pericolosa e incompleta. Al momento, però, le linee sono quelle annunciate già un anno fa. E cioè, a farla da padroni saranno i produttori ricchi grazie all'introduzione del cosiddetto «reference System». Se prima i finanziamenti pubblici venivano assegnati in base alla qualità del progetto, d'ora in poi, se la legge sarà approvata, i criteri di assegnazione saranno legati unicamente alla solidità economica della produzione che presenta l'opera. Vale a dire che i contributi pubblici andranno dove i soldi già ci sono. E ci troveremo, magari, a finanziare i film di Natale o quelli di Medusa. Con buona pace dei produttori indipendenti che dovranno cavarsela da soli. Senza contare che, in questo modo, come denunciano da tempo molte associazioni di categoria, il controllo «culturale» e «ideologico» sui film sarà totale. Altra novità riguarderà il «tax sheltert» cioè gli sgravi fiscali per i produttori che investono nel cinema. Ma questo punto deve ancora ottenere il parere favorevole del ministro Tremonti. Fine poi, dei «finanziamenti a pioggia»: il contributo statale ad ogni film sarà ridotto al 50 dei costi, mentre prima non aveva un tetto preciso. Nel complesso, insomma, la nuova legge penalizzerà quel «piccolo» cinema che spesso ha reso grande la cinematografìa italiana. Senza contare che ignora completamente uno dei problemi cardine dell'industria del cinema: quello legato al monopolio del mercato audiovisivo al quale necessita urgentemente una normativa antitrust che impedisca ad un unico soggetto di avere televisioni, sale e case di produzione. Ma solo la parola, antitrust, in tempi di governo Berlusconi suona come una bestemmia. Le preoccupazioni, dunque, sono molte. E sono già state manifestate con iniziative ed incontri pubblici dalle varie associazioni del settore. L'ultima quella di questa estate a Roma, promossa dall'Anac - la storica associazione degli autori - che ha trovato anche il sostegno dei sindacati Cgil, Cisl e Uil anche loro preoccupati per il possibile impoverimento del nostro cinema. Le reazioni negative di fronte alla partenza dell'iter parlamentare della legge anche ieri si sono accavallate nel corso della pomata, rimbalzando fino al Lido. Per Giuseppe Giulietti dei Ds la nuova normativa «è sorella del decreto legge Gasparri. La peggiore censura è costituita dal blocco del mercato che non permette di esprimere nuove idee». Giulietti, infatti, sottolinea il pericolo del monopolio assoluto dei nostri tempi, dove a fare la sua parte contribuisce anche il recente ingresso di Murdoch con la satellitare Sky tv. A puntare l'indice contro il monopolio è anche 'fitti De Simone di Rifondazione comunista. «Questo decreto legge - dice la parlamentare - è pensato per gli interessi di pochi produttori e distributori, in una logica di monopolio tutta interna al controllo del sistema radiotelevisivo di cui la legge Gasparri è l'estrema rappresentazione». Giuliano Montaldo, ai vertici di RaiCinema, poi, si augura invece che la nuova normativa «contenga degli incentivi per favorire le coproduzioni europee. Che costituiscono l'unica possibilità per fronteggiare lo strapotere del mercato americano». Per il momento, però, aspettiamo l'annuncio ufficiale del ministro Urbani di questo pomeriggio.