Calano gli addetti ai mobili per carenza di vocazioni, mentre l'apporto di nuove leve rilancia gli specialisti dei dipinti Restaurare mobili è un lavoro che richiede anni di paziente e tenace gavetta e per questo snobbato dai giovani. Al contrario, è in crescita l'interesse, soprattutto da parte delle ragazze, per il recupero dei dipinti. Il viaggio nell'artigianato orobico prosegue nel mondo dei restauratori. C'è chi scende e chi sale nel mondo del restauro. Infatti, a fronte del calo registrato nel numero di iscritti all'Albo artigiani della Camera di commercio di Bergamo nell'ambito dei restauratori di mobili (diminuiti dai 90 del 1997 agli 80 di fine 2005), si è verificata una crescita di quasi il 50 (erano 55 gli iscritti nel 1997, contro i 77 segnalati nel 2005) nella schiera dei restauratori di dipinti. «Il nostro è un lavoro che richiede anni di gavetta prima di poter essere esercitato con successo - spiega Adriano Moro, responsabile del comparto restauratori di mobili nell'Associazione artigiani di Bergamo - e i giovani non hanno interesse a svolgerlo. Preferiscono lavori più immediatamente redditizi. Senza contare che manca una vera e propria scuola che insegni l'arte del recupero e della valorizzazione dei mobili di pregio. Poi è necessaria una grande passione, proprio come quella che ho io, che mi occupo di restauro da 40 anni». «Facciamo tutto a mano prosegue Moro - e ci vogliono almeno dieci anni per imparare a restaurare bene un mobile e per capire l'arte, se un manufatto è d'epoca e se vale la pena di ripararlo. Per la sistemazione di un comò, ad esempio, ci vogliono circa 18-20 ore solo di manodopera. Utilizziamo anche tecniche particolari, come la verniciatura a gomma lacca, che in pochi sanno fare. E dal momento che di veri mobili antichi non se ne trovano molti, nei periodi di poco lavoro diversifichiamo la nostra attività lavorando per i mobilifici, per l'arredamento moderno e le laccature». La musica cambia quando si parla di dipinti. «E uno dei lavori più belli e ambiti quello di restauratore di quadri - sottolinea Mario Mazzoleni, che all'Unione artigiani guida entrambi i settori del restauro dipinti e mobili - e la presenza di due scuole d'arte a Bergamo (Fantoni e Liceo artistico) favorisce l'ingresso di giovani nel comparto. L'aumento di iscritti è sintomatico e si avvicinano a questa forma di arte soprattutto le ragazze. La nostra associazione, inoltre, spinge con agevolazioni l'avvio dell'attività, che, oltretutto, non necessita di grandi spazi per essere esercitata». «Per quanto concerne il restauro dei mobili - aggiunge Mazzoleni - il discorso è diverso. Innanzitutto i restauratori devono affrontare il grosso problema dell'abusivismo, svolto da alcuni falegnami che si improvvisano restauratori. Inoltre si avverte la mancanza di scuole di insegnamento del restauro ligneo. Poi bisognerebbe sensibilizzare di più l'opinione pubblica sull'importanza che riveste un corretto intervento di recupero artistico: chi possiede un dipinto, se vuole restaurarlo, lo affida a professionisti competenti. Chi ha un mobile, invece, sovente si accontenta di consegnarlo per la sistemazione ad un falegname». A queste problematiche si aggiunge quella di una normativa di legge che, secondo Tiziano Villa - responsabile di restauri, dichiarazioni conservative e manufatti per la Cna (Confederazione nazionale artigiani) di Bergamo - «è alquanto frammentaria e contraddittoria. Il ministro Rutelli ha aperto una discussione per la revisione del vecchio codice dei Beni culturali e della marea di decreti emanati successivamente. Per cui si spera che si possa arrivare presto ad una nuova legge organica che si occupi anche della parte restauri. Su questo fronte la Cna è particolarmente impegnata, anche per ottenere l'istituzione di un albo restauratori che contribuisca a porre fine alla concorrenza sleale di chi si improvvisa restauratore». Per quanto concerne il futuro, «nell'ambito del restauro - conclude Villa - le prospettive potranno essere rosee se si svilupperanno le committenze eccle-siastiche (che grazie alle donazioni dei fedeli potranno disporre di somme per interventi di restauro e conservazione sia di opere lignee sia di dipinti) e quelle pubbliche, in particolare soprintendenze e comuni, che però dispongono sempre meno di fondi. In ogni caso resteranno sul mercato pochi restauratori, solo i migliori professionisti del comparto».
Artigiani restauratori, realtà a due facce
Il settore del restauro dei mobili è in calo, a causa della mancanza di giovani vocazioni, mentre il settore del restauro dei dipinti è in crescita, grazie all'aumento dell'interesse delle ragazze. I restauratori di mobili devono affrontare problemi come l'abusivismo e la mancanza di scuole di insegnamento, mentre i restauratori di dipinti devono affrontare la mancanza di normativa di legge e la concorrenza sleale di chi si improvvisa restauratore. La Cna di Bergamo lavora per ottenere la revisione del codice dei Beni culturali e l'istituzione di un albo restauratori.
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