PALERMO - Una illegittimità palese della giunta regionale a cui ha messo una pezza l'Assemblea regionale siciliana. Con l'approvazione degli articoli del disegno di legge sull'assunzione di personale ai Beni culturali sembra finalmente chiudersi una querelle andata avanti per anni. Quella che riguarda il maxiconcorso che prevede la selezione di 797 unità agli uffici dell'assessorato, rimasto congelato dal 2000 per alcuni vizi procedurali rilevati dal Consiglio di giustizia amministrativa dietro il ricorso di alcuni esclusi. Praticamente, l'Assemblea regionale siciliana, con l'introduzione di questi articoli, ha superato i vizi di legittimità che erano stati apposti per l'appunto dal Cga, dando il via libera all'espletamento delle 19 selezioni per l'assunzione di tutti i circa 800 aventi diritto. Un provvedimento che salva anche il piccolo scaglione di quei lavoratori che erano già stati assunti prima del blocco dell'iter per l'intervento della giustizia amministrativa. L'assessore ai Beni culturali, Nicola Leanza, ha abbozzato il ddl che dovrebbe, con questo "sì" arrivato dall'aula, sbloccare tutta la procedura. Il concorso in questione è quello relativo a posti di catalogatori - ai quali la Regione vuole affidare il compito di censire tutti i beni culturali della Sicilia: dalle statue ai libri antichi. Per reclutare il personale, nel 2002, furono istituiti gli elenchi speciali per esperti catalogatori e catalogatori "semplici". A parte l'enorme mole di lavoro degli uffici e le "violazioni" alle procedure per l'espletamento del bando, attorno al maxiconcorso si è scatenata una vera e propria bufera. Da diverse parti politiche fu messo in evidenza che tra le migliaia di domande presentate furono soltanto 132 i posti assegnati esattamente nel luglio del 2005: nella graduatoria per gli operatori tecnici fu appurato che il 60 per cento dei disoccupati ai primi posti risultava appartenente alla provincia di Siracusa, guarda caso la città dell'allora assessore ai Beni culturali Fabio Granata. Un sospetto che vide il consiglio comunale di Modica letteralmente insorgere: il consiglio modicano presentò una mozione-esposto e scritto una lettera con richiesta di chiarimenti al presidente della Regione, Salvatore Cuffaro. Una richiesta di chiarimenti fu inviata anche all'assessore al Lavoro, Francesco Scoma, con la quale si chiedeva espressamente di fermare la parte del concorso dedicata alla copertura di 260 posti da operatore tecnico. «Su centomila domande provenienti da tutta la Sicilia - aveva sottolineato il consigliere Giovanni Rosa -sono stati selezionati, nella misura del 98 per cento, lavoratori della provincia di Siracusa, della provincia di Agrigento, cara al presidente Cuffaro, e di Palermo. Com'è possibile che gli uffici di collocamento delle altre province non abbiano trovato disoccupati adeguati al ruolo richiesto?». Un ruolo, tra l'altro, per il quale non è assolutamente necessaria una preparazione specialistica. Per effetto di un parere del Consiglio di giustizia amministrativa, la Regione nel 2001 fu obbligata a reperire gli aventi diritto scorrendo le liste dei disoccupati. Centomila le domande pervenute fra coloro che avevano i titoli richiesti e coloro che potevano ugualmente concorrere con titoli equivalenti. Ma nel febbraio del 2005, la Commissione regionale per l'impiego ha modificato con una delibera i titoli richiesti, sebbene le graduatorie provvisorie fossero già state formulate, beffando quindi decine di migliaia di disoccupati. Ma è il risultato di questa scrematura che ha insospettito all'epoca dei fatti gli autori dell'esposto. Su 566 disoccupati distribuiti nelle otto graduatorie (ciascuna è riferita a un profilo diverso), risulta che 342, cioè oltre il 60 per cento, risiedevano nella sola provincia di Siracusa, e il 98 per cento tra Siracusa, Palermo e Agrigento. Per il profilo di operatore tecnico distributore, su 48 selezionati, 44 sono della provincia di Siracusa; per quello di operatore tecnico per il restauro di materiale librario, su 17 selezionati, sette erano di Palermo e cinque di Siracusa. Per l'operatore di manufatti ceramici e vitrei, su 76 prescelti, 36 erano di Siracusa, 11 di Agrigento e sette di Palermo. Numeri simili per gli operatori di restauri murali: 107 selezionati, 63 di Siracusa, 14 di Palermo e altrettanti di Agrigento. Attorno al caso si sviluppò un forte dibattito che vide persino intervenire l'allora segretario regionale della Cgil Funzione pubblica, Teodoro La Monica, il quale aveva chiaramente fatto intendere che qualcosa non quadrava. Adesso però è arrivata la legge, per buona pace anche delle polemiche.