La Corte di Cassazione si è pronunciata sul provvedimento del pm Facciolla L'avvocato Ossequio: «Aspettiamo le motivazioni della sentenza» DIAMANTE La sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha giudicato inammissibile il ricorso prodotto dal sostituto procuratore del tribunale di Paola, Eugenio Facciolla, in merito all'ordinanza del tribunale della libertà di Cosenza del 15 giugno che disponeva il dissequestro dell'approdo turistico di Diamante. Sul porto della cittadina turistica sono numerose le questioni giudiziarie in corso ormai da qualche anno. Questa della Corte di Cassazione romana si riferisce al sequestro probatorio effettuato nel mese di maggio dello scorso anno con la contestuale consegna di cinque avvisi di garanzia su una serie di reati ipotizzati dal Pm paolano riguardanti la messa in sicurezza della diga foranea. Successivamente il tribunale del riesame di Cosenza, poco più di un mese dopo, aveva dissequestrato il porto accogliendo le istanze degli avvocati Paolo Greco e Mario Ossequio presentate per conto di Maurizio Di Falco, uno dei gestori dell'area portuale. I giudici: Francesca De Vuono, presidente, Piero Santese e Carlo Pappalardo, a latere, avevano deciso sull'istanza del 17 maggio 2006 successiva al sequestro probatorio emesso il 5 maggio dalla Procura della Repubblica di Paola sull'intera area dell'approdo turistico diamantese. Dopo aver accolto l'istanza, il tribunale cosentino aveva annullato quindi il provvedimento impugnato, disponendo la restituzione della struttura alla Capitaneria di Porto di Vibo Valentia. Successivamente, il sostituto procuratore Eugenio Facciolla aveva prodotto un ricorso contro l'ordinanza del tribunale del riesame cosentino presso la Corte di Cassazione. E' di ieri la notizia che proviene dalla stessa sezione penale di Cassazione che ha rigettato il ricorso del Pm ritenendolo inammissibile, alla quale si è rivolto l'avvocato Mario Ossequio legale di fiducia di Maurizio Di Falco. Chiaramente bisognerà attendere i prossimi giorni per capire quale è stata la tesi accolta dai cassazionisti visto che gli avvocati Mario Ossequio e Paolo Greco intravedono vari filoni che possono aver provocato la carenza di legittimazione da parte del sostituto procuratore di Paola a ricorrere in Cassazione. Una di queste strade potrebbe anche essere relativa alla competenza del tribunale che doveva produrre un eventuale ricorso. L'avvocato Ossequio, però, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione in merito: «Attendiamo che siano consegnate le motivazioni per poter commentare la decisione della sesta sezione della Cassazione». Nello specifico, il sequestro probatorio si basava su questioni principalmente di natura burocratica. Diverse mareggiate hanno messo in crisi più volte la diga foranea del porto, è accaduto anche di recente. Gli inquirenti ipotizzavano la particolarità dell'affidamento dei lavori che sarebbe avvenuto tramite trattativa privata e non con una regolare asta pubblica ed inoltre viene ipotizzata una messa in sicurezza fittizia in quanto ad ogni inizio estate la diga foranea sarebbe stata ricostruita principalmente con il recupero dei massi finiti sul fondale. Da tutto questo sarebbero sorte le ipotesi di illecito arricchimento da parte dei privati e l'abuso d'ufficio da parte del tecnico comunale e degli amministratori.
Diamante: sul porto il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del sostituto procuratore di Paola, Eugenio Facciolla, contro l'ordinanza del tribunale del riesame di Cosenza che aveva annullato il sequestro probatorio effettuato sul porto di Diamante. Il sequestro era stato emesso per questioni burocratiche e si basava su ipotesi di illecito arricchimento e abuso d'ufficio. Il tribunale del riesame aveva accolto l'istanza degli avvocati Paolo Greco e Mario Ossequio per conto di Maurizio Di Falco, uno dei gestori dell'area portuale, e aveva deciso la restituzione della struttura alla Capitaneria di Porto di Vibo Valentia.
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