LIVORNO. «Da un lato: un cavalcaferrovia che nessuno sa come togliere di mezzo. Dall'altro: palazzi alti anche sei piani la cui realizzazione è l'unica certezza di tutta questa vicenda. In mezzo, stretto fra questi vicini ingombranti, ecco un gioiello liberty che è in rovina e in rovina rischia di restare perché sarà diffìcile trovare i soldi per restaurarlo». Gabriele Volpi, capogruppo verde a Palazzo civico, riassume così la discussione sull'operazione Corallo: oggi finisce sotto i riflettori del consiglio comunale per l'adozione, poi il tempo per le osservazioni, prima dell'estate il ritorno in aula per le controdeduzioni e l'ok definitivo. «Non lo nego, un passo in avanti è stato fatto: il progetto precedente era ben peggiore», dice il leader verde: «Siamo però lontano da quanto sarebbe necessario per restituire alla città le terme liberty in abbandono». «Ma se è proprio questa l'occasione, forse l'unica, per riportare in vita questo complesso che ha bisogno di rilancio», avverte Fabio Altini (Ds), presidente della commissione consiliare assetto del territorio: «Sbaglia chi vede solo la metà immobiliare dell'operazione, finalmente la parte pubblica entra in possesso dell'area monumentale e mette le condizioni per pensare al restauro». Chiedere al privato di pagare anche il restauro? Sarebbe stato un gesto solo propagandistico a vuoto, rincara l'esponente ds: nessun operatore economico avrebbe potuto sobbarcarsi un impegno extra di tale entità («invece qui otteniamo anche un parco per i cittadini»). Per Marco Cannito (Città Diversa) il rapporto con l'imprenditoria privata doveva essere impostato diversamente: anziché far costruire «lì a pochi passi dalle terme» le case, bisognerebbe trasferire nel Nuovo Centro la nuova edificabilità: «Ne trarrebbero giovamento anche gli operatori privati e si potrebbe innescare un meccanismo tale da arrivare all'abbattimento del cavalcaferrovia, magari contando su un accordo con le Ferrovie». Oltretutto, se non ci fossero le nuove abitazioni a mangiar terreno, le Acque della Salute avrebbero «più terreno a disposizione»: si potrebbero immaginare un centro benessere o un polo fieristico». Evitando di finire come a Villa Corridi e a Villa Maurogordato: parchi aperti sì «ma dominati da ruderi». Pessimista Otello Chelli (Prc): «Per sistemare il parco non bastano i 300mila euro offerti dai privati ma almeno 5-6 volte di più. Per recuperare l'edificio liberty occorre una enormità di soldi: ma quale operatore li sborserà con il cavalcavia lì davanti? La realtà è un'altra: si costruiranno le case, il resto rimarrà com'è». Bocciatura senza appello da Tamburini (An): 1) il progetto attuale «peggiora quello precedente»; 2) si «stravolge il Prg che dava priorità al recupero del complesso liberty», invece qui «si fanno cento appartamenti e le terme chissà mai chi le vedrà»; 3) anche le urbanizzazioni «non sono un regalo ma servono a far aumentare il valore delle case». Risultato: è «il monumento all'incapacità della sinistra livornese». «Perché crocifiggere la parte pubblica? Non ha mai avuto la titolarità dell'area: la acquisirà solo adesso. Semmai è incredibile che la Soprintendenza abbia lasciato fare finora», dice la dipietrista Marta Gazzarri. E' favorevole al progetto: «Senza esborso di denaro pubblico si ottiene la proprietà delle torme, il parco e il parcheggio». Nel progetto precedente le terme sarebbero passate in mano pubblica solo perché l'Asa pagava 1,7 miliardi di lire. Nebbiai (Margherita) invece ha qualche dubbio: «Gli spazi delle ex terme non sono grandi, cosa potremo farne? Sarebbe già un miracolo trovare i soldi per restaurarle, ma poi per gestirle come e a quale fine? Avremmo dovuto incalzare la Coca Cola, ex proprietaria dell'area, che se ne è disinteressata del tutto: ma è un ragionamento con il senno di poi».