Non poteva essere diversamente. L'abolizione della censura cinematografica (con la conseguente introduzione dell'«autoclassificazione» per i film) e l'applicazione di un nuovo meccanismo fiscale che dovrebbe agevolare chi investe, scuotono il mondo del cinema. I due disegni di legge approntati dagli uffici del ministero per i Beni e le attività culturali di cui ha anticipato i contenuti il Corriere fanno discutere. Ma sostanzialmente raccolgono consensi. Oggi, proprio a Venezia, il ministro Urbani illustrerà, nel corso di una conferenza stampa, la nuova legge sul cinema. Probabile che non manchino accenni anche a queste due nuove proposte. «Spero che la nuova legge sul cinema contenga incentivi seri alle coproduzioni europee, perché questo è l'unico modo per creare davvero un mercato del Vecchio continente che possa fronteggiare quello americano», si augura il presidente di Rai cinema, il regista Giuliano Montaldo. Quanto alle nuove norme sulla censura, taglia corto: «Mi chiedo che senso abbia nel 2003 pronunciare ancora la parola censura con tutto quello che si vede in giro. Andrebbe abolita del tutto senza nemmeno bisogno dell'autocertificazione». Il primo disegno di legge prevede che con l'«autoclassificazione del produttore» siano dichiarate all'origine, sotto la responsabilità di un perito, le caratteristiche della pellicola opera per tutti, solo per adulti, adatta a un pubblico maturo (al di sopra dei 18 anni) o avveduto (oltre i 14 anni) . Quanto al lato economico, sta per arrivare il sistema del «Tax shelter», ovvero le agevolazioni fiscali concesse a chi vorrà investire nel settore cinematografico e audiovisivo. Ma le proposte sembrano già piacere. Piacciono a Maurizio Nichetti. Quanto all'aspetto morale (abolizione della censura) dice: «Se siamo grandi, vaccinati e civili, quella dell'autoclassificazione è un'eventualità da non perdere». Sull'aspetto economico (agevolazioni fiscali) aggiunge: «È da vent'anni da quando era ministro Tognoli, che aspettiamo una riforma del genere, che sarà in grado di attirare nuovi capitali o semplicemente aiutare a risparmiare sulle tasse chi già investe». Si unisce al coro anche Tinto Brass, un regista che con la censura deve (doveva) spesso fare i conti: l'autoclassificazione del produttore per i propri film sarebbe un sistema «giusto» che metterebbe fine a una «pratica obsoleta» sostiene. E anche sul «Tax shelter» Brass si dice favorevole perché «costituirebbe un ottimo aiuto al cinema. È già stato applicato in altri Paesi e ha funzionato bene». Anche Gianpaolo Letta, vice presidente di Medusa, è sostanzialmente favorevole al «Tax shelter» («Può aiutare a razionalizzare la logica degli investimenti») e alla soppressione della censura: «Sempre che l'autoclassificazione sia fatta in modo responsabile, tenendo salvi i diritti dei minori. In questo modo si potrebbe andare incontro alle esigenze sia degli autori, sia dei distributori». L'amministratore delegato di Rai Cinema, Giancarlo Leone, commenta positivamente la notizia: «Sono assolutamente favorevole all'autocertificazione da parte dei produttori». Quanto alla legge, critico invece il deputato dei Ds Giuseppe Giulietti: «A una prima valutazione afferma quello che risulta è che la nuova legge pare figlia dei tempi italiani e sorella della legge Gasparri. Tende a premiare i soliti noti, un ristretto gruppo di famiglie, in un mercato che nel settore audiovisivo sarà sempre più chiuso».