La città si è preparata ad accogliere un fiume di gente per le festività pasquali, ma è proprio in questi momenti di massima visibilità che alcune bravate hanno rischiato di dare un'immagine poco entusiasmante del decoro urbano. Lo scempio compiuto sulle mura ciclopiche della seconda cinta, in particolare sulla salita del «Colle», in Viale Marconi (pieno centro), continua ad essere visibile e, anzi, incoraggia atti di emulazione fino alla situazione davvero inaccettabile come quella attuale. Basta fare una passeggiata in quel punto sopra i famosi «giardinetti», per scoprire metri e metri di mura megalitiche (risalenti almeno al V secolo a. C.) imbrattate con scritte-spray di ogni colore. Insulti, dichiarazioni d'amore, firme e quant'altro non possono che essere condannate come frutto di una disarmante incultura di una gran parte degli adolescenti che, in barba a millenni di storia e cultura, fanno scempio di opere uniche al mondo. Questi ragazzi, infatti, non sanno che scrivere su una panchina in cemento o su un muretto di pietre comuni è sì grave, ma non tanto quanto imbrattare metri e metri di mura ciclopiche che hanno resistito intatte per secoli senza che nessuno osasse offendere il comune senso dell'appartenenza alla comunità e alle tradizioni dei popoli ernici. Senza contare che questi danni non rendono solamente «brutta» la nostra città, ma comportano una spesa enorme per le tasche di tutti i cittadini di Alatri, che devono pagare con soldi comuni i lavori di riparazione e pulizia dell'arredo urbano. Tutta la rabbia contenuta nello sfogo di un noto professionista della zona, che ama la città per le sue caratteristiche storico-monumentali uniche, e che ci ha contattati sdegnato per lo spettacolo indegno che ha visto parcheggiando al Colle: «Dove sono le famiglie? Dove sono i professori? Cosa si insegna nelle scuole oggi? Possibile che nessuno riesca a sensibilizzare questi ragazzi a custodire come abbiamo fatto tutti per secoli queste bellezze? Possibile che non ci sia un controllo più efficiente del territorio, una presenza più assidua delle istituzioni adibite alla tutela della sicurezza pubblica?». Questo, in sintesi, lo sfogo contenuto nella lettera da noi ricevuta. L'assessore alla cultura Remo Costantini ha assicurato, comunque, che la Soprintendenza per i Beni Archeologici è stata informata tempestivamente e che è stato assicurato un intervento in tempi ragionevoli. Purtroppo il Comune non può intervenire da sé perché le mura ciclopiche, ovviamente, sono un bene protetto dalla Soprintendenza. Aspettiamo con fiducia una celere soluzione, visto che è provato che fenomeni del genere hanno una caratteristica poco confortante, quella cioè di innescare emulazioni e di diffondere un senso della precarietà, della trascuratezza che, alla lunga, generano altri fenomeni di teppismo anche peggiori.