ALLARME teatro. Flash rosso proprio nel momento in cui il settore registra un rilevante aumento di spettatori, in controtendenza rispetto agli altri generi dello Spettacolo, e persino rispetto allo sport. Recentissimi dati statistici testimoniano che, per Tanno 2006, il pubblico teatrale è stato di 13,5 milioni di unità, mentre sono andati alla partita di calcio solo 12,7 milioni di tifosi. Con un incremento del pubblico pagante, davanti ai sipari, di quasi novecentomiìa unità rispetto al 2005. Eppure... C'è sempre un ma, anche in presenza del pur auspicato (da anni) rinascimento delia nostra scena. Ad esempio e non è poca cosa il ministro dei Beni e delle Attività culturali, Francesco Rutelli, ha da poco consegnato al direttore dello Spettacolo dal vivo del Ministero, Salvo Nastasi, con incarico di trasmetterlo al presidente dell'Eti (Ente Teatrale Italiano), Giuseppe Ferrazza, una direttiva: perché sia «valutata» l'opportunità di dismettere le sale teatrali di pertinenza dell'Ente. In pratica, il Valle e il Quirino di Roma, la Pergola di Firenze e il Duse di Bologna dovrebbero potersi riferire, quanto prima, ad altra giurisdizione: pubblica (Comune, Regione...) o privata. Oppure, eventualmente, dipendere dalla cosiddetta "gestione mista" pubblico-privato. Si tenga presente che il Valle di Roma e la Pergola di Firenze (questa seconda sala, con ogni probabilità, non potrà godere di una nuova stagione regolare, a causa di improcrastinabili lavori di ammodernamento e restauro) sono addirittura due teatri di proprietà dell'Eti. La domanda sorge spontanea: se l'Ente dovrà continuare a perseguire la propria funzione di promotore culturale rivolto al teatro e alla drammaturgia italiani, perché, in tempi di vacche magre quanto a finanziamenti, si disfa di due valori patrimoniali come quelli rappresentati da sale tanto prestigiose e soprattutto legate alla grande tradizione della nostra prosa? Il neo-direttore generale dell'Ente, Ninni Cutaia (ex Merca-dante di Napoli e già funzionario Eti), non aveva peraltro nascosto, all'atto del suo insediamento, quale fosse il progetto riguardo ai teatri, in vista della creazione di "poli" cittadini o regionali più vasti e articolati, comprendenti anche gli Stabili e altri spazi polivalenti. Il Valle di Roma sembra così orientato a diventare di pertinenza comunale. Al Quirino potrebbe magari giungere un privato, ad esempio i soliti rumors un componente della famiglia Mezzaroma. O, ancora, si potrebbe arrivare, per entrambi i luoghi, alla gestione mista. Nello stesso modo, la Pergola rimessa nuovo non è detto non vada alla Regione Toscana e il Duse di Bologna al Comune felsineo. Il motivo della direttiva ministeriale non è comunque misterioso. Il contributo statale erogato all'Eri, per il 2007, è di 11 milioni e mezzo di euro. Di tali fondi, ben 9 milioni e mezzo vanno a coprire il costo del personale; solo 2 milioni sono destinati alla promozione, cioè allo scopo statutario dell'Ente. Infine, gli incassi derivanti da abbonamenti e biglietti ammontano (non è molto) a circa un milione di euro. Che fare? Se l'Eti dismette i suoi teatri per far fronte a una situazione finanziaria non più sostenibile, chi assicurerà alle compagnie, non rassegnate a finire nei circuiti cosiddetti "commerciali", un luogo diverso da-gli Stabili pubblici dove lavorare? La parte finale della direttiva, forse proprio per rispondere a questo interrogativo, raccomanda all'Eti di conservare comunque uno spazio di attività protetta. Restringendo al campo romano, altri importanti spazi sono "sotto scacco". Il Teatro di Roma, lo Stabile pubblico della Capitale, attualmente governato dalla diarchia Forlenza-Albertazzi (il primo, Presidente; il secondo, Direttore), deve rinnovare gli incarichi. E la lizza è sotterraneamente cominciata da tempo. Il sindaco Veltroni vorrà affidare il posto di direttore a un artista o preferirà un manager? E come saranno suddivisi gli equilibri politici fra scranno presidenziale e scranno direttoriale? La fascia dei papabili comprende alcuni nomi, più o meno in coppia: Proietti (Gigi, che registra la vendita di seimila biglietti in un sol giorno per il suo nuovo show del 18 aprile, rinnoverà il suo impegno con il Brancaccio e il Globe o verrà chiamato dal sindaco ad altre disponibilità?), Lavia, Calenda, alcuni suggeriscono anche Castri, dato il forte impegno (tre allestimenti) cui sarebbe già stato chiamato dallo Stabile per il prossimo futuro. Ma si profila pure la candidatura, da tempo nota, di Giovanna Mannelli, attualmente in forze all'Assessorato alla Cultura. E, per la presidenza, quella di Monique Veaute. E l'India? Lo spazio "alternativo" dello Stabile a chi verrà affidato? A uno dei direttori di un'eventuale diarchia? Assisteremo alla ventilata sinergia fra Eti e Stabile? Il Valle sarà luogo del Teatro di Roma e dei suoi uomini? Nel caso, con quali modalità? Il futuro è nelle mani degli dei, dice la saggezza antica. Speriamo nella loro oggettività e in una buona collaborazione con gli umani e i loro obiettivi.
Allarme teatro
Il settore teatrale italiano registra un aumento significativo di spettatori, con 13,5 milioni di unità nel 2006, rispetto a 12,7 milioni di tifosi per la partita di calcio. Tuttavia, l'Ente Teatrale Italiano (Eti) sta considerando la possibilità di dismettere le sue sale teatrali, come il Valle di Roma e la Pergola di Firenze, a causa di una situazione finanziaria non più sostenibile. Il ministro dei Beni e delle Attività culturali, Francesco Rutelli, ha consegnato una direttiva all'Eti, che raccomanda di valutare l'opportunità di dismettere i teatri e di trasferire la gestione a una ente pubblico-privato.
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