Cezanne e Matisse, nonché una serie di opere d'arte attribuite a contemporanei, spacciati per autentici a ignari collezionisti che sborsavano migliaia di euro per acquistare in realtà croste e falsi. Si profila una richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura di Velletri nei confronti di tre persone, ritenute responsabili di aver detenuto e venduto opere d'arte non autentiche. Gli indagati sono il conte Sandro Ranchella, collezionista d'arte, il professor Umberto De Grandi, storico dell'arte, e Rita Cerasoli, procacciatrice di acquirenti d'opere d'arte. I tre, in concorso tra loro, sono accusati di «aver detenuto al fine di commercio una serie di opere d'arte contraffatte o comunque non autentiche riconducibili a importanti autori e altri beni d'arte nonché documentanzione relativa agli stessi». Per i carabinieri la truffa funzionava così: il conte si procurava le opere d'arte false, il professore ne certificava l'autenticità e la procacciatrice trovava gli acquirenti che sborsavano cifre molto elevate per comprare i quadri e le sculture. Le opere false o contraffatte sono attribuite a Cezanne, Modigliani, Monet e Matisse. Le perquisizioni nelle abitazioni degli indagati e i sequestri delle opere e della documentazione risalgono all'ottobre 2006. Il pm ha notificato in questi giorni l'avviso di conclusione delle indagini preliminari e, depositando gli atti, si accinge a richiedere il rinvio a giudizio dei tre indagati. «Non sussiste a mio avviso - ha spiegato l'avvocato Gianluca Arrighi, difensore degli imputati - alcun elemento concreto da cui si possa desumere che le opere non autentiche fossero destinate al commercio e detenerle in casa non integra alcuna ipotesi di reato. Sarà anche necessario accertare se sia effettivamente competente la procura di Velletri o, invece, la procura di Roma. In ogni caso ritengo che tutta l'inchiesta si risolverà in una bolla di sapone».