Comune e Provincia insieme contro l'ecomostro dei Mondiali. La guerra fin qui persa allo scheletro dell'Albergo iniziato per i campionati di calcio del '90 e mai concluso potrebbe essere a una svolta. Le amministrazioni coinvolte sono pronte a sedersi attorno a un tavolo con la proprietà, per definire insieme un progetto di riqualificazione dell'area che possa cancellare per sempre la bruttura che domina su Ponte Lambro ormai da 18 anni. Siamo in via Monluè, dietro Cascina Grande: dalla tangenziale est è impossibile non restare colpiti dalla struttura pensata come un albergo da 300 stanze da realizzare in tempo per i Mondiali, diventata invece negli anni un monumento al degrado e alle incompiute. Ora l'assessore allo Sviluppo del Territorio del Comune Carlo Masseroli vuole metterci ma-no, ma con la stessa determinazione giocherà la sua parte Bruna Brembilla, titolare dell'Ambiente per Palazzo Isim-bardi, in campo in questa infinita vicenda come responsabile del Parco Agricolo sud di Milano, nel quale lo scheletro è inserito. I due hanno visioni diverse sul destino della struttura: la Brembilla vorrebbe abbatterla e realizzarci un parco, Masseroli fa notare che potrebbe essere meno costoso risistemarla ed insediarvi funzioni utili all'intera città e non solo al quartiere (sempre un albergo, oppure housing sociale). Entrambi sono convinti però che sia giunto il momento di dare una fine alla vergogna. Lavorando insieme, anche perché le autorizzazioni spettano alla Provincia per via del vincolo del Parco. «Ho già preso contatti con la proprietà e mi porteranno un progetto a breve annuncia Masseroli Qualcuno sostiene che buttare giù lo scheletro costi molto: ma ogni ragionamento andrà fatto sulla base dei numeri». L'assessore, che sta lavorando anche con il comune di San Donato, parte comunque da un presupposto: «Qualunque intervento va pensato nell'ottica di una massima valorizzazione per la connessione del quartiere con la città. Ora Ponte Lambro è isolato, non dovrà più essere così. Per questo motivo non intendiamo limitarci a ragionare nei termini di un semplice contratto di quartiere. Gli interventi partiti e che stanno partendo hanno un profilo molto più ampio». Masseroli non lo dice apertamente, ma la soluzione che preferisce è proprio quella del completamento della struttura ricettiva, con l'impegno del privato a realizzare la viabilità di collegamento con la città. Per l'assessore Brembilla la strada maestra resta invece l'abbattimento. «Quello scheletro è soltanto un ecomostro dice ormai è passato troppo tempo. Secondo me è meglio buttarlo giù e pensare a un altro progetto, ma non costretti su quella localizzazione. Lì non puoi che pensare a un piano di forestazione, anche perché l'area è poco accessibile e non avrebbe senso realizzare housing sociale». Un altro albergo? La Brembilla è perplessa: «Di solito i privati non sono buoni samaritani. Se ci fosse un ritorno economico l'avrebbero già fatto». E aggiunge: «Il Comune utilizza spesso la modalità di scambio di volumetrie, di perequazione. Forse potrebbe essere possibile anche lì». L'importante è «ragionare tutti insieme, anche con i privati». «E' stato già votato nel gennaio 2006 un ordine del giorno in consiglio comunale ricorda il consigliere dell'Ulivo Marco Cormio per fare un tavolo Comune, Provincia e proprietà: speriamo che sia la volta buona. Noi siamo aperti a tutte le soluzioni, basta che parta qualcosa».