«Demolire il brutto, anche se costruito 50 anni fa». Si presta a riflessioni serissime e a qualche sana provocazione il disegno di legge - contenuto in questa formuletta semplice quanto ambigua - sulla qualità architettonica delle città, disegno approvato dal Consiglio dei ministri e pensato da Giuliano Urbani, responsabile del dicastero dei Beni culturali. Milano discute se disfarsi di San Vittore, Roma della Stazione Ostiense. E Piacenza? Posto che è difficilissimo stabilire cosa è brutto e soprattutto chi lo decide, l'idea di Urbani si presta ad un "gioco" puramente estetico. Che ne dice Marcelle Spigaroli, architetto e saggista, protagonista di battaglie a difesa dei beni culturali piacentini? «Mi pare una proposta velleitaria, che svia l'attenzione da problemi di fondo. Un primo interrogativo da valutare è poi la situazione proprietaria degli immobili». Potrebbe invece cominciare lo Stato ad agire sui suoi beni: «Ripulendo le Mura di Piacenza da presenze incongrue, come il recentissimo obbrobrio del restauro di Bastione Borghetto». E ancora: «Sarebbe una conquista straordinaria impedire il dilagare della cartellonistica pubblicitaria più sguaiata in vie, piazze, centri e periferie». Come? «Basterebbe applicare l'articolo 50 del decreto 49099 del testo unico sulla tutela dei beni culturali. La città che vende suoi spazi attua una mercificazione di sé. La pubblicità porta denaro, produce però inquinamento visivo». L'architetto Lorenzo Spagnoli, docente, autore di testi, esponente del Forum sull'Urbanistica partecipata non ritiene che la proposta Urbani avrà «conseguenze pratiche significative», e tuttavia è stimolante pensare a come porre riparo agli errori. «Mi viene in mente la demolizione della torre del palazzo Ina in piazza Cavalli, non certo per ragioni ideologiche, ma per ridare priorità agli edifici monumentali circostanti. E gli edifici costruiti nel vallo delle mura, il mercato rionale di via Alberici, il palazzetto dello sport, le abitazioni in prossimità di Santa Maria di Campagna». Più lungo il processo di «sostituire» con edifici di dimensioni adeguate i grandi condomini che deturpano lo Stradone Farnese. Errori irrimediabili? «Ci sono. Due soli esempi: l'ampio settore ortivo fra lo Stradone Farnese e il Pubblico Passeggio, che avrebbe potuto costituire un polmone verde di fondamentale importanza per la città in espansione è stato cementificato; ugualmente clamoroso il caso di via Dante, strada che si preannunciava come la spina dorsale della città nuova e che avrebbe dovuto essere concepita come un grande viale». Il problema di fondo, conclude Spagnoli, è che si continua a costruire la città pezzo per pezzo «senza una strategia di ampio respiro». Oggi bisogna star in guardia anche sui "big box", i grandi contenitori commerciali lungo gli assi viari più frequentati e sulle aree dismesse, come l'ex Unicem. «Qui le prime proposte tendevano a dividere rigidamente le residenze dal commercio e dagli uffici, e nonostante il cambiamento di direzione dopo la presa di posizione di numerose associazioni di cittadini, è difficile dire come andrà a finire». Anche Marco Natali, a nome di Legambiente, punta l'indice sui «quartieri senza identità Anni '60, come via Dante» e sul Terzo Lotto («quasi archeologia»). E poi su Borgo Faxhall, sul recupero dell'ex Massarenti: «Pesanti interventi in zone che dovevano essere sfruttate in modo diverso». Da "buttar giù" certi «immensi» capannoni della logistica («distruggono migliaia di ettari di terreno e non se ne capisce l'utilità»). Meglio puntare sul verde che interagisca con la Madonnina e la Pertite, consiglia Natali. «E addio agli sfasciacarrozze di via XXI Aprile, cozzano con il Parco fluviale». L'OPINIONE DEL SINDACO «Addio a certi condomini senza ascensore...» Coinvolgiamo nel "gioco" di cosa buttare e cosa salvare a Piacenza architettonicamente parlando, anche il sindaco Roberto Reggi. «Se potessi rifarei certe strade della città come via Farini, via Pordenone. In genere i Quartieri degli Anni 60» argomenta. Meglio disfarsi di certi casamenti a più piani senza ascensore. Un "polmone" nuovo e ambientalmente accogliente - nota il sindaco - sarà invece rappresentato dalle case del quartiere ex Unicem alla Farnesiana, quando sorgeranno. Ma il Comune, già a breve termine, ha in animo la demolizione di una certa importanza: «Abbatteremo l'Istituto Zooprofilattico, cosi si libera tutta l'area di ingresso dell'ex Macello in via Scalabrini, il complesso che dovrà ospitare te Facoltà di Architettura».