Se non si fosse aggiudicato la Punta della Dogana, François Pinault avrebbe certamente portato altrove la sua collezione d'arte contemporanea, per la quale aveva scelto Venezia, "tradendo" Parigi e il progettato centro espositivo di Tadao Andò per ospitarla sull'isola della Senna. Ma ora - anche se le velleità contestatrici della Regione sulla gara lasciano ancora margini di incertezza - con a disposizione Palazzo Grassi e il nuovo museo d'arte contemporanea che dovrebbere sorgere nel complesso seicentesco entro il giugno 2009 (questo l'impegno), c'è la possibilità di raggiungere, finalmente, l'obiettivo primario che lo ha portato in laguna: la piena valorizzazione della sua collezione, che egli continua, incessantemente, a incrementare. Su Palazzo Grassi, la strategia è pienamente avviata. E' partita con la mostra di apertura Where are we going?, dedicata esclusivamente a una selezione di opere della sua collezione ed è proseguita con la seconda esposizione, da poco conclusa. Dedicata, sì, a Picasso e al periodo di Antibes dell'artista catalano, ma con un piano riservato alla collezione delle sue opere post-pop, con i prediletti Jeff Koons, Damien Hirst e Maurizio Cattelan, tra gli altri. Ora, dal 5 maggio e sino al 18 novembre, toccherà a Sequence (1), prima di una serie di esposizioni dedicate ad artisti internazionali della sua collezione. Si parte con i primi dodici quasi in concomitanza con la Biennale Arti Visive per un ciclo di esposizioni che sotto questo titolo, e un numero progressivo che cambierà in avanti, proporrà periodicamente gli inediti di Pinault, con alcune opere realizzate per l'occasione. A sceglierli, come curatrice, Alison Gingeras ironia della sorte, ex curatrice della Guggenheim che ha già seguito la mostra di apertura del nuovo Palazzo Grassi. Le diverse edizioni di Sequence si svolgeranno ogni 12-18 mesi, alternandosi alle mostre a tema, come Roma e ì Barbari in calendario a Palazzo Grassi nel 2008, e a retrospettive ed esposizioni monografiche di arte moderna e contemporanea. La conquista della Punta della Dogana apre ora per Pinault l'integrazione ideale per la valorizzazione della sua collezione. Il museo della Dogana sarà infatti riservato alle installazioni di grande formato da quelle di Dan Flavin e Paul McCarthy, alle sculture di Richard Serra che a Palazzo Grassi proprio non entrano. Da esporre, però, con parsimonia e a rotazione, perché gli spazi del nuovo museo, reclamizzatissimo ma abbastanza angusto, non supereranno i tremila metri quadri effettivi. La rotazione come ha già fatto capire in precedenti occasioni il direttore di Palazzo Grassi Jean-Jacques Aillagon, ex ministro della Cultura francese e gran consulente di Pinault dovrebbe coincidere con i tempi della Mostra Internazionale delle Arti Visive della Biennale. Questo appuntamento, nella strategia di valorizzazione della Collezione Pinault appare infatti molto importante, offrendo ad essa una seconda vetrina: dopo quella permanente di Venezia, quella di uno degli appuntamenti-clou dell'arte mondiale, con la consueta calata in laguna di critici, artisti, collezionisti, mercanti d'arte, direttori di musei. Presentare in quell'occasione sul doppio trampolino di Palazzo Grassi e della Punta della Dogana i nuovi distillati della sua raccolta d'arte contemporanea, rappresenta un'occasione da non perdere. La mostra da una parte, il museo dall'altra, con un collegamento acqueo che dovrebbe rendere agevole spostarsi dall'uno all'altro, comunque abbastanza vicini. Nel riallestimento museale del complesso seicentesco affidato, come quello di Palazzo Grassi, ad Andò sarà realizzata «una scatola nella scatola», senza toccare le murature interne, una sorta di grande cubo bianco, fedele allo stile minimalista dell'architetto nipponico. La strategia di Pinault appare dunque chiara e comprensibile. Resta ora da capire e valutare quella del Comune, che ha fortemente voluto l'imprenditore e collezionista francese a Palazzo Grassi e lo ha convinto a posare il suo sguardo sulla Punta della Dogana, spazio per il quale sarà partner del nuovo proprietario di Palazzo Grassi. Si inserisce in un programma-quadro di valorizzazione dell'arte contemporanea a Venezia? Apre un dialogo e un tema di confronto con chi, in città, si occupa istituzionalmente di questi problemi? Di tutto questo per ora non c'è traccia, ma i contatti tra Comune e Pinault sono in corso, e c'è sempre tempo per scoprire, stupiti, che un progetto di ricaduta positiva sulla città invece esiste (e.t.)