Per fortuna, ci sono i grappoli del glicine che danno un segno indomabile di vita: qualcuno socchiude il cancello di Palazzo Canevari a Largo Santa Susanna, sui pilastri che lo sostengono la grande targa di ottone recita ancora «Ministero delle Attività produttive - Ufficio Chimico - Direzione Generale dell'Energia e delle Risorse Minerarie». Entro, voglio vedere lo stato delle cose... Ma, prima, un po' di storia. Recentemente Salvatore Settis, il grande studioso nominato dal Ministro Francesco Rutelli, Presidente del Consiglio Superiore del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, ha dichiarato che i lavori di ristrutturazione di questo complesso storico stanno terminando e s'è chiesto quale sarà la sua sorte. Infatti, vedo che sono spariti i ponteggi che dal 2001 imprigionavano l'edificio progettato e realizzato, tra il 1873 e il 1879, dall'ingegnere garibaldino Raffaele Canevari. Una costruzione liberty anche tecnologicamente d'avanguardia, per i suoi tempi, con l'impiego di vetri, mattoni e ghisa, e dove il Ministro delle Finanze d'allora, Quintino Sella, aveva deciso di installare «II tempio della scienza geologica della nuova Italia», avendo in mente gli analoghi istituti di San Pietrobur-go e Berlino. Palazzo Canevari ospitò quindi il Real Corpo delle Miniere, l'Ufficio Chimico, la Società Geologica Italiana, fondata da Quintino Sella: e poi, via via nei decenni, si accumularono nella ben articolata struttura concepita dal Canevari, molte collezioni preziose: tutte le varietà dei marmi della penisola, e rari minerali e fossili (170.000 esemplari), che costituivano un autentico ed unico, nel suo genere, Museo Geologico e Paleontologico. Quintino Sella aveva anche lasciato all'Istituto Geologico Nazionale la sua immensa Biblioteca scientifica. La storia recente e recentissima di Palazzo Canevari è invece tutt'altra; una ventina d'anni fa Antonio Cederna lanciava, con Italia Nostra, un grido d'allarme: «Non è solo l'Italia che frana quando piove - aveva scritto - frana proprio l'edificio che ospita l'Istituto ed il Museo Geologico». Mi guardo intorno, mentre salgo le scale per raggiungere l'Ufficio Chimico, dove ancora sopravvivono, cortesi fantasmi, gli scienziati che saranno prima o poi trasferiti in altra sede, forse a viale Bo-io: dovunque, noto, le mura intonacate sono trafitte da buchi - sondaggi, mi spiegano, per saggiarne la resistenza, ma non c'è alcun cantiere in atto - e volenterosi piccoli cartelli ricordano a «chi lascia l'ufficio per ultimo, il venerdì, di chiudere tutti i rubinetti dell'acqua». Nell'abbandono, son facili gli allagamenti... Eppure il primo e il secondo governo dell'Ulivo (1996-1998) avevano stanziato in finanziaria le somme occorrenti per i restauri. Che cominciarono però soltanto nel 2001, e il 10 luglio 2003 erano già fermi perché la ditta appaltatrice vantava un credito non soddisfatto di 3 miliardi di lire, da parte dell' Agenzia del Demanio a cui il governo di Silvio Berlusconi aveva intanto trasferito il complesso (in odore di carto-larizzazione). Ma nel novembre del 2002, scavando per creare un parcheggio sotto la grande sala liberty nella quale Umberto 1 e la Regina Margherita inaugurarono, nel 1895, il Museo Agrario (e1 era anche quello!), era stato scoperto un tratto - che si suppone imponente, ma gli scavi sono bloccati - delle più antiche mura della città: quelle arcaiche che si fanno risalire a Servio Tullio, datandole tra il VI e il V secolo avanti Cristo. E secondo l'archeologo Andrea Carandini il ritrovamento delle mura serviane sotto Palazzo Canevari assume una straordinaria importanza perché il loro materiale - il tufo grigio granulare, detto comunemente "cappellaccio" - non era stato finora rintracciato in nessun altro scavo della città. A questo punto la Soprintendenza Archeologica, diretta all'epoca da Adriano la Regina, ha chiesto e ottenuto - nel 2004 - il vincolo sulle mura serviane ritrovate. L'intero edificio, dal canto suo, risulta vincolato fin dal 23-10-1991, dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, con la seguente motivazione: «Si rende necessaria una azione di tutela estesa all'immobile nella sua interezza, e che ne preservi i caratteri e le concezioni originali, risultando incompatibile qualsiasi altra destinazione d'uso che non sia quella museale». Parole al vento? Nient'affatto, sostiene, e da tempo, l'Assessore al Patrimonio del Comune di Roma, Claudio Minelli: ispiratore della delibera approvata dal Consiglio Comunale il 22 dicembre 2004, in cui fu deciso di «autorizzare il Sindaco» a dare il via al «programma degli interventi per la valorizzazione dei seguenti immobili di proprietà dello Stato o in via di acquisizione da parte di esso». Nell'elenco, al punto B, veniva citata «la ex sede dell'Istituto Geologico Nazionale». Nel febbraio del 2005, l'Assessore Minelli, in una lunga intervista, mi aveva chiarito come la cessione del Geologico (subordinata al cambio di destinazione d'uso di Palazzo Canevari, che intanto è avvenuto) fosse il prezzo da pagare per la realizzazione di uno straordinario Polo espositivo e museale di circa 48.000 m.q. Il sogno del Grande Louvre italiano che si estenderebbe tra il Colosseo, il Palatino e i due Fori, acquisendo tra l'altro, per ospitarla nell'edificio di via dei Cerchi, la Collezione Torlonia.
Museo Geologico, continua l'abbandono. Visita a Palazzo Canevari: smantellato il cantiere del restauro non c'è ancora traccia del recupero
Il complesso storico di Palazzo Canevari a Largo Santa Susanna a Roma è stato oggetto di lavori di ristrutturazione, ma la sua sorte è ancora incerta. Il complesso, costruito tra il 1873 e il 1879, ospitava il Real Corpo delle Miniere, l'Ufficio Chimico e la Società Geologica Italiana. Nel 2001, i lavori di ristrutturazione iniziarono, ma furono fermati nel 2003 a causa di un credito non soddisfatto. Nel 2002, furono scoperti tratti delle mura arcaiche della città, tra il VI e il V secolo a.C., sotto Palazzo Canevari. Le mura furono dichiarate vincolate nel 2004 e l'edificio stesso nel 1991.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo