«L'esclusione Della Guggenheim - spiega il governate Galan - non è coerente con la procedura prevista dal bando di concorso» Verdetto accolto, non ci sarà alcun ricorso da parte della cordata della Fondazione Guggenheim contro la decisione della commissione comunale di assegnare Punta della Dogana a Palazzo Grassi e al suo proprietario, Francois Pinault. Tuttavia la sconfitta lascia strascichi. Il gran capo della Guggenheim, Thomas Krens, sta meditando un intervento diretto, ma intanto parla il presidente della Regione, Giancarlo Galan, che in quella cordata ha creduto fino alla fine, al punto da non voler considerare conclusa la collaborazione con la Guggenheim, visto che sono stati annunciati altri progetti su Venezia e sul Veneto. Il sodalizio veneto-americano, supportato dai capitali di Antonveneta e Munus spa del finanziere-filosofo Alberto Rigotti, non ha ancora digerito non tanto il verdetto, quanto le modalità con cui è arrivato. Due le recriminazioni e le accuse al Comune e alla commissione: non aver te nuto conto dell'offerta di collaborazione nella scelta della collezione da esporre alla Dogana, tra un patrimonio di 4mila opere da cui pescare, e non essere stati convocati né ascoltati da Ca' Farsetti, quando proprio nel bando -dicono - era prevista l'audizione dei concorrenti per concordare le modalità di esposizione delle opere. «L'esclusione di Guggenheim, in cordata con Regione del Veneto, Munus e Banca Antonveneta -approfondisce Galan - non sembra coerente con quanto previsto e richiesto dalla "procedura negoziale" attivata. In breve, il Comune di Venezia chiedeva la disponibilità per un'esposizione permanente di opere d'arte contemporanea a partire dagli anni Sessanta dello scorso secolo; quindi, non chiedeva un elenco dettagliato (nome, cognome e titolo) di opere da collocare fino al 2040 a Punta della Salute». «Tra i documenti inviati da Guggenheim - aggiunge Galan -pur di rispondere ai "criteri di negoziazione" richiesti dal Comune, e al di là delle difficoltà teoriche e pratiche di far coincidere l'idea stessa di arte contemporanea con una richiesta, o meglio, con una pretesa di tipo burocratico-culturale tutta stretta attorno alla mummificata e contraddit-toria nozione di "contemporaneo permanente", c'è, in termini assolutamente inequivocabili, la disponibilità a concedere "opere in dotazione permanente"». «E non vale - prosegue -l'obiezione secondo la quale, una volta individuate le opere da esporre permanentemente, si sarebbe dovuto attendere l'approvazione del Comitato dei Garanti della Fondazione Guggenheim. Ovvio, trattandosi di un? Fondazione, come resta ovvio il fatto che la disponibilità per un' esposizione permanente era già stata fatta propria dal Comitato dei Garanti della Fondazione, che altrimenti non avrebbe inviato quanto richiesto dalla seconda fase procedurale. Insom-ma, si è ritenuto culturalmente corretto dare la possibilità al Comune di Venezia di scegliere assieme a Guggenheim, ove questa avesse vinto, le opere permanenti, tutte da individuare "nell'elenco allegato a titolo esemplificativo per circa mille opere"». «Inoltre - dice ancora il governatore - alla luce di quanto avvenuto, ci si chiede che senso abbiano le parole, che di seguito riportiamo, e che sono contenute nella cosiddetta "procedura negoziale" attivata dal Comune di Venezia: "In successive sedute riservate la Commissione procederà a valutare il contenuto delle offerte migliorative, anche avvalendosi di professionalità esterne in virtù della specificità delle competenze richieste in ambito artistico e culturale. La Commissione si riserva, inoltre, la facoltà di chiedere chiarimenti, precisazioni o specificazioni rispetto alle offerte presentate." Dalla parte di Guggenheim si fa sapere di non aver ricevuto alcuna richiesta di "chiarimenti", precisazioni o specificazioni rispetto alle offerte presentate». «Se non altro -è la conclusione di Galan - qualcuno avrebbe potuto chiedere chiarimenti rispetto al senso dell'offerta "contemporanea" avanzata allo scopo di contribuire alla realizzazione di un'opera di architettura contemporanea in sostituzione dell'attuale passerella in legno, nota come Ponte dell'Accademia"».