NEW YORK Alla vigilia della riapertura delle gallerie greco-romane rinnovate del Metropolitan Museum, il New York Times ha aperto ieri un nuovo fronte: quello del cocchio d'oro di Monteleone di Spoleto, che il Comune del paesino umbro, spalleggiato da un avvocato di Atlanta e dal sindaco di una città del New Jersey dove risiedono alcuni discendenti di emigrati monteleonesi, vuole riportarsi a casa. Nando Durastanti, il sindaco del paese della provincia di Perugia, ha visitato nei giorni scorsi le gallerie rinnovate del museo che apriranno i battenti al pubblico venerdì 20 aprile. «E' chiaro che il Metropolitan se ne sta prendendo molta cura, ma il cocchio è nostro», ha dettQ al quotidiano della Grande Mela: «È parte della nostra identità». L'istanza di Monteleone, fatta propria dall'avvocato di Atlanta Tito Mazzetta la cui famiglia è emigrata negli Usa dal paesino di 700 abitanti alle porte della Valnerina, non ha trovato sponda al Ministero per i Beni Culturali a Roma: «Le precondizioni che hanno guidato altri negoziati non esistono perché gli eventi risalgono a troppo tempo fa», ha detto al New York Times Maurizio Fiorilli, l'avvocato dello stato che guida la Commissione del Ministero che sta trattando con musei e collezionisti americani per la restituzione di antichità. A parere di Fiorilli, la richiesta dei monteleonesi «rischia di mettere addirittura a repentaglio altri negoziati», perché se ogni municipalità comincia ad avanzare pretese diventerà sempre più difficile risolvere i casi che si muovono su basi legali più sicure.