Simili al cantiere che secondo il professore comunista deturpa il paesaggio. Poco distante, però, lui si ristruttura un casale Un colpo di teatro e via, ecco arrivare i sigilli per abusivismo edilizio al contestato complesso residenziale di Monticchiello, in Val d'Orcia, due passi da Pienza. Due degli 11 lotti del nuovo insediamento, in costruzione sotto le mura del borgo medievale, sede del Teatro povero e tutelato dall'Unesco, sono stati sequestrati su ordine del gip di Montepulciano; per altri due è stata decisala sospensione dei lavori, mentre sono partiti avvisi di garanzia nei confronti dei proprietari, della ditta esecutrice e del direttore dei lavori per informarli dell'avvio di un procedimento penale a loro carico. E non è escluso il sequestro di altri 4 lotti, con sommo gaudio della sinistra ambientalista e di tutti coloro che si sono adoperati per «la tutela e la valorizzazione di un paesaggio che è la più grande ricchezza di questo pezzo d'Italia»: parola di Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente. «Stop al progetto sacrilego» ripetono in coro i Verdi del ministro Pecoraro Scanio. La diatriba intorno a Monticchiello scoppia con un articolo del professor Alberto Asor Rosa, apparso su la Repubblica del 24 agosto 2006. Il professore si scaglia contro quello che aspramente definisce un «ecomostro», un abominio paragonabile al grattacielo di Punta Perotti. A quelle parole, è seguita la rapida mobilitazione di tutto il mondo ambientalista e politico. L'impresa costruttrice Iniziative toscane viene convocata insieme a Marco Del Ciondolo, sindaco di Pienza, al responsabile dell'ufficio tecnico del Comune, e ai due architetti paesaggisti prof. Amerigo Restucci e profusa Paola Falini, indicati dal Ministero e dal Comune. Il 9 ottobre 2006, a Pienza, si tiene un incontro, per trovare un accordo di "mitigazione" e studiare le soluzioni idonee per il completo inserimento paesaggistico ed eventuali correzioni. Entro latine del mese, la Commissione guidata dai due "saggi" delibererà le misure da prendere. «Sa come è finita?», domanda Stefano Lo Cicero, portavoce di Iniziative Toscane, «noi ci siamo spontaneamente fermati con i lavori, della delibera non c'è ancora traccia e, in compenso, il ministro Rutelli ha avviato il 24 gennaio il procedimento di tutela diretta sul borgo di Monticchiello». Il risultato è stato che, automaticamente, l'area di 70 ettari sottostante alle mura è passata sotto tutela indiretta, il che significa non poter posare neppure un mattone. Con buona pace di quanti abitano lì da anni, hanno fatto sacrifici per comprare un pezzo di terra dove costruire la casa ai propri figli e magari votano per la sinistra. Dopo il provvedimento del ministro nessuno è autorizzato a muovere cazzuola, non solo nell'ecomostro, ma anche in tutta Monticchiello: «È diventato un museo a cielo aperto - dicono a Iniziative Toscane -peccato che il casolare che Asor Rosa sta ristrutturando e quello dell'onorevole Locatelli (deputato di Rifondazione che ha presentato due interrogazioni per salvare Monticchiello, ndr) siano giusto fuori dalla zona di tutela: che fortuna, eh?». Ma come si è arrivati a questo punto? Dall'inizio dei lavori del primo lotto (il 30 agosto 2004) sono passati più di due anni, senza alcun tipo di obiezione. «Il fatto è che le autorità competenti hanno dato fin dall'inizio, la loro approvazione. A partire dal Comune di Pienza: di abusivo non c'è neppure una pietra», spiega Lo Cicero. Lo stato di fatto degli strumenti urbanistici risale al 1994; già esisteva la delineazione del futuro intervento di edificazione. «Gli studiosi che si occuparono dell'istituzione del Parco della val d'Orcia, a metà anni 90, fra i quali Alberto Asor Rosa, sapevano benissimo cosa era previsto dal piano regolatore. E lo stesso Asor Rosa -continua Lo Cicero - non più tardi del 2000, sottoscriveva un documento nel quale appoggiava pienamente la lottizzazione, evidenziando però la necessità di rispettare le altezze degli edifici di 7 metri lineari: non siamo andati oltre i 5 metri e 20». Inoltre, «una commissione istituita dalla Provincia di Siena ha effettuato una relazione sull'intero progetto e mai si dice che questi fabbricati debbano avere determinate caratteristiche storico-ambientali». Quindi il professore non si è svegliato un mattino, e aprendo la finestra, invece di una splendida vallata si è trovato di fronte un moloch di cemento? «Assolutamente no - continua Lo Cicero - sapeva cosa stavamo realizzando: più di una volta è venuto qui a spasso con il cane, a osservare, senza mai proferire niente in contrario. Lo stesso vale per Locatelli, che ha una proprietà proprio di fronte. Dovrebbero dirci, una volta per tutte, cosa li ha spinti ad agire così. Motivi politici?». Ma chi doveva vigilare? «Era compito della Soprintendenza per i Monumenti e il Paesaggio della provincia di Siena - ricorda Lo Cicero - ma non sono mai state poste obiezioni». In base all'art. 146 comma 7 dlg. 4204 - testo unico dei Beni Culturali - il soprintendente avrebbe potuto porre il veto sul rilascio di tutti i permessi di costruire: permessi, invece, accordati per 19 anni. Gli architetti competenti non si sono mai opposti, finché non è sceso in campo Rutelli. «A quel punto -commenta sarcastico Lo Cicero - la Soprintendenza ha applicato quel che io chiamo "diritto al ripensamento", un'istituzione tutta italiana». Con una comunicazione del 24 gennaio 2007, si informano gli interessati (Comune di Pienza, costruttori e Enti statali competenti) che le valutazioni sin lì eseguite, a partire dal 1987, «non attengono agli aspetti di tutela storico-artistica presi in considerazione dalla proposta di tutela indiretta», poiché «l'amministrazione dei beni culturali ha avuto il compito della mera valutazione di legittimità». Con questo atto, si avvia la «temporanea immodificabilità delle aree e degli immobili». Così, da una parte i Ds, che amministrano da sempre la Toscana, compreso il comune di Pienza, favorevoli al progetto, dall'altra Rifondazione, Verdi, Pdci, Asor Rosa e tutta l'intellighentia, schierati in una guerra intestina. Intanto, quel "mostro di cemento" che sinistra e professori sapevano esistere ma stranamente non vedevano, rischia di rivelarsi una trappola per chi ci ha investito soldi e sudore: «Oltre ai 150 mila euro in spese di piantumazione, abbiamo già pagato oltre 200 mila euro perle opere di urbanizzazione - dice Lo Cicero - elettricità, strade, fogne. Tutte opere che diventeranno proprietà comunale. Grazie anche alle ultime "novità", rischiano di farci tagliare tutti i fondi dalle banche: un danno calcolabile in 15 milioni di euro, che mette nei guai tutte le quattrocento persone coinvolte dal progetto. Decine di loro sono originari e residenti tutt'ora a Monticchiello sottolinea Lo Cicero -: con quale interesse avrebbero potuto far del male alla loro terra? La nostra ultima arma è il ricorso al Tar della Toscana, che abbiamo affidato al professor Giuseppe Morbidelli, ordinario di diritto amministrativo alla Sapienza». Forse si potrebbe riproporre ad Asor Rosa la stessa domanda con cui ha avviato la propria campagna: «Un ecomostro è meglio distruggerlo dopo che è stato realizzato o impedirne la realizzazione?»
Libero
7 Aprile 2007
MONTICCHIELLO. Asor Rosa ferma i lavori, ma non a casa sua.
TO
Tommaso Lorenzini
Libero
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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