Una volta era solo il monumento in se stesso meritevole di tutela da parte delle amministrazioni pubbliche; adesso lo è anche la cornice in cui si inserisce, fatta anche di rive boscose arrivate quasi integre sino a noi. E la cui visibilità deve essere garantita al visitatore, a maggior ragione se arriva dal ponte di san Giorgio o percorre strada Cipata e si trova di fronte il Ducale e il castello di San Giorgio. E' per questo che la Sovrintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio è scesa in campo direttamente. D'intesa con il Comune di Mantova e il ministero per i beni culturali ha proposto un vincolo di tutela indiretta, in base al codice Urbani, sul complesso monumentale gonzaghesco che avrà i suoi effetti sulle aree circostanti e prospicienti. Proteggerà le sponde di destra e di sinistra dei laghi di Mezzo e Inferiore, dal lungolago Gonzaga a viale Mincio e dalla Burgo al petrolchimico. Un'ampia area suddivisa in sette ambiti comprendenti anche la contestata zona di Cipata. Qui non si potrà più costruire, né installare strutture o cartelloni provvisori. Si potrà fare solo manutenzione dell'esistente. LINEA MINISTERIALE. E' la nuova linea indicata dal ministro Rutelli che punta a dare battaglia agli ecomostri, presenti e futuri. Quando sarà operativo il vincolo paesistico, di villette e hotel in riva al lago non si sentirà più parlare. Nel frattempo, la lottizzazione di Lagocastello resta congelata. Ieri, in aula consiliare, c'erano il sindaco Fio-renza Briqni, il sovrintendente Luca Rinaldi e il direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Lombardia, Carla Di Francesco, per annunciare l'avvio del procedimento che porterà, tra 240 giorni, all'emanazione del decreto di tutela indiretta. Nel frattempo, enti e privati avranno 160 giorni di tempo per le osservazioni. E non saranno benevole: «Siamo pronti a tutto - ha detto la Di Francesco - i ricorsi non ci fanno paura». «Se ci si riferisce all'intervento della Lagocastello - ha fatto eco Rinaldi - esso è ancora sotto esame, valutato solo per le urbanizzazioni; anche senza vincoli di tutela monumentale ci sarebbe stata un'analisi e molto critica della sovrintendenza». BELLA GIORNATA. «Oggi è una bella giornata per i mantovani» ha esordito il sindaco. «Vincolare le sponde dei laghi - ha aggiunto - è stata una scelta coraggiosa da parte della direzione regionale per i beni culturali: ci farà diventare una città esemplare nell'accettare le sfide di politiche di tutela e di valorizzazione di beni culturali e paesaggistici, per far sì che le amministrazioni difendano il diritto alla bellezza. E' un'inversione ai rotta rispetto ad. una stagione che ha fatto un uso irrazionale del territorio, lasciando spazi a interventi speculativi, dove l'elemento qualità non è riconoscibile e si è fatta cattiva urbanistica. E' una sfida, quella che abbiamo davanti, per noi e per i privati». E ha ringraziato le associazioni come Fai e Italia Nostra che «sono state sempre al nostro fianco». POLEMICHE. Finora sull'intera area che sarà sotto tutela l'unico vincolo era quello ambientale, delegato al Comune: «L'intervento delle sovrintendenza - ha ricordato la Di Francesco - era molto difficile perché non potevamo entrare nel merito dei progetti. L'avvio del procedimento ci consentirà di avere voce in capitolo». Rinaldi si è scagliato contro il Pirellone: «Se la tutela dei beni culturali, chiesta da Formigoni allo Stato tra le 12 materie per attuare il titolo quinto della Costituzione, verrà svolta come quella del paesaggio, siamo fritti». E ha calcato la mano: «La Lombardia non ha una grande intenzione di rivedere i criteri dell'abolizione dei Prg a favore dei piani di gestione del territorio». Le parole del Sovrintendente sono rimbalzate a Milano dove Davide Boni, assessore regionale all'urbanistica, ha definito «vergognose e infondate» le sue accuse «prettamente politiche».