«Senza i ticket, i conti non tornano»: troppe le spese legate all'assalto dei turisti, troppi i tagli nei trasferimenti statali. Così quella che tino all'estate scorsa appariva come una via sperimentale, adesso, piaccia o no, è una strada battuta: Una spiaggia o un sentiero a pagamento possono rimettere in sesto le finanze, facendo di nuovo quadrare i bilanci. Orosei, la Maddalena, le "Cinque Terre, le Tremiti; forti di un'esperienza «che assicurano conti alla mano funziona», hanno trasformato il ticket estivo in un modello da esportazione. Chi ancora non l'ha introdotto ci sta pensando. Ne discutono, a Jesolo, a Rimini, a San Gimignano, a Matera. Firenze e Pisa hanno steso una bozza per introdurre la possibilità di un «contributo di scopo» (l'altro nome del ticket) a livello regionale: il testo sta circolando fra i comuni toscani, «alla Regione spiegano a Firenze è stato dato mandato ufficiale di andare avanti con la proposta di legge». Da chiarire ci sono i vincoli di spesa. Ecco il punto: perché «contributo di scopo» vuoi dire che il prelievo effettuato con il ticket «non può finire nel calderone del bilancio comunale spiegano all'Anci, l'associazione dei comuni , ma deve essere finalizzato a un intervento preciso, tanti soldi entrano, altrettanti ne vanno spesi». Manutenzione, pulizia delle strade (che in molti centri d'arte incide fino al 30 del bilancio), salvaguardia della città e del territorio sono le finalità ammesse nella bozza toscana. Che non contempla eccezioni. INCASSI Il biglietto da 5 euro sul «sentiero dell'Amore» frutta un milione di euro all'anno al Parco nazionale delle Cinque Terre, in Liguria. Quello da 1 euro per l'ingresso al Parco della Maddalena porta nelle casse dell'ente una media di 300 mila euro all'anno («che potrebbero essere molti di più spiega il direttore del 'Parco se tutti ci dessero una mano nell'operazione di riscossione, che ha ancora le maglie troppo larghe»). A Orosei i 10 euro incassati da ogni auto che si avvicina alla spiaggia di Bidderosa danno al Comune introiti pari a 60-70 mila euro l'anno. «Di quei soldi non possiamo più fare a meno dice adesso il sindaco Antonio Vardeu . Orosei ha 6 mila abitanti, che in estate diventano 70 mila. Solo per lo smaltimento dell'immondizia, che si paga al chilo, finiremmo per svenarci. Così agli scettici del ticket dico: non posso permettere che i costi di tutto questo cadano solo sulle spalle dei pensionati del mio paese». Dopo il biglietto per la spiaggia di Bidderosa, Orosei ne ha in serbo un altro per la prossima estate: un ticket per accedere a Su Barene, sette chilometri di sabbia bianca, 3-4 euro al massimo di spesa, dimezzata per i residenti. I ticket proliferano. I più utilizzati sono quelli travestiti da sosta a pagamento, introdotti questa estate sul lungomare di Rimini (dove si discute anche della tassa di 1 euro per entrare in città) e Riccione: 1 euro all'ora per lasciare l'auto a un passo dalla spiaggia. A Bacoli, provincia di Napoli, cinque euro per ogni auto caretta alle spiagge flegree, 15 per ogni pulimmo, 50 per ogni pullman. Un euro per chi arriva in pullman a Monreale, 5,16 euro all'ora il parcheggio per gli autobus turistici a Santa Margherita Ligure. CHE FINE FANNO «Se non avessimo i soldi dei ticket, non riusciremmo a fare niente altro che l'ordinaria amministrazione», attacca Franco Bonanini, presidente del Parco delle Cinque Terre. Cioè pagare gli stipendi e adempiere alle funzioni istituzional-burocratiche. Troppo poco. Il ticket ha invece cambiato il destino del parco, raddoppiandone le entrate (il milione di euro incassato all'anno con i biglietti rappresenta infatti il 60 del bilancio). Così ci sono anche soldi da investire: dieci gli ettari di terrazzamenti abbandonati recuperati a vigneto, 5 a uliveto, un ettaro fra basilico e rucola (ma il progetto è appena partito) . Pullmini elettrici o a metano per una «mobilità sostenibile», produzioni biologiche, sentieri ben curati, percorsi escursionistici, aree attrezzate. «Investiamo nel turismo che vogliamo chiude il presidente e ne beneficiano tutti: turisti e residenti». Che il ticket sia una «strada obbligata» per i parchi lo dice anche Gianfranco Cualbu, presidente dell'Ente parco della Maddalena: «C'è chi protesta perché deve pagare e chi protesta perché si paga troppo poco racconta . La verità è che i ticket ci servono per sopravvivere: quest'anno lo Stato ci ha tagliato i fondi flel 40 e il futuro che ci aspetta è l'autofinanziamento. Chi non si muove per tempo rischia di restare strangolato».