Il voto che io e i colleghi della componente socialista del gruppo consiliare di maggioranza Uniti nell'Ulivo abbiamo espresso al termine della recente discussione sul bilancio diprevisione 2007 del Comune di Mantova, è stato favorevole soprattutto per le attenzioni che il bilancio ha riservato alla spesa sociale e quella culturale. Spesa sociale e culturale spesso entrano in conflitto e sembra quasi necessario debbano complementarsi, ovvero la crescita dell'una implicare la diminuzione dell'altra. La prima è spinta dal basso quale urgenza delle fasce deboli della nostra comunità, in particolar modo quelle popolate oggi da anziani numerosi e vieppiù crescenti, la seconda è imposta dall'alto a motivo caratterizzante della nostra città, riconosciuta e riconoscibile nel panorama oramai mondiale come città d'arte e di storia, primato che ogni amministrazione intende giustamente rinsaldare e rinvigorire (interessante a tal proposito l'articolo della pagina culturale di Repubblica del 29 marzo 2007 dove si parla della proliferazione dei festival culturali in Italia, frutto anche dell'intuizione di Festivaletteratura e del successivo consolidamento degli altri festival nel marchio Mantova Città dei Festival). La scelta operata da quest'amministrazione di destinare in ogni modo il 12 della spesa pubblica alle risorse culturali è una scelta forte, che non segue lo schema tradizionale della complementarietà con la spesa sociale. Scelta tanto più forte, quanto più dolorosa ma consapevole è stata la rinuncia ad accrescere le tradizionali leve fiscali dell'addizionale Irpef e dell 'Ici sulla prima casa e la destinazione a componente strutturale al bilancio e non già occasionale, di un plafond per le persone in difficoltà. Le scelte previsionali dovranno poi calarsi nel quotidiano operativo, ovvero per quanto riguarda la spesa culturale si dovrà verificare in un felice processo di coesistenza e sostenibilità economica: in che tempi e modi i beni architettonici storici, segno dell'identità culturale di Mantova, Palazzo del Podestà e Teatro Sociale in primis, potranno rapidamente essere restituiti alla comunità come contenitori culturali frequentemente accessibili; se e come le nuove proposte di mostre potranno continuare ad attrarre risorse economiche esogene, con successi paragonabili alla recente mantegnesca; in che misura sarà possibile garantire un contributo concreto al mondo associativo culturale, non solo per rispondere al proprio bacino elettorale, bensì per favorire la qualità agognata dal prof. Settis nella sua proposta di un Progetto per Mantova, qualità che se alimentata, inevitabilmente porta altra qualità e quindi ricchezza non solo culturale; come adeguatamente favorire le strutture culturali già esistenti e portanti di una tradizione d'eccellenza (ad esempio il Centro di Palazzo Te, le biblioteche pubbliche, l'Accademia Virgiliana). Ritengo che il contributo pubblico alla spesa culturale debba essere paragonabile a quell'auspicabile privato. L'investimento che un'intera città compie per promuovere se stessa come città di cultura, deve esser alimentato da tutte le forze produttive, in particolare da quelle che traggono maggior beneficio dal suo ritorno economico. In tale ambito va anche ripreso e rivitalizzato il rapporto fra l'amministrazione e le fondazioni bancarie operanti nella nostra città. Analogamente per quanto riguarda la spesa sociale, circa il 20 di quella complessiva, la scelta ambiziosa operata da Aspef braccio operativo dell'assessorato al Welfare, di occuparsi non solo dei tradizionali problemi del disagio socio-economico (anziani bisognosi d'assistenza oltre le possibilità offerte dai loro figli, giovani in cerca di spazi e motivazioni oltre le possibilità offerte dei loro genitori), ma anche di quelli nuovi (donne in difficoltà e sottoposte a violenza, nuove povertà, problemi d'inserimento nel quotidiano delle varie etnie extra-muros), problemi che si presentano inizialmente come marginali, per poi diventare cronici e ogni tanto urgenti, va seguita e supportata costantemente, verificando che le istanze dei più poveri e deboli non siano disattese. Mi permetto di suggerire, per quanto riguarda gli interventi che un'amministrazione può fare per ridurre le sperequazioni sociali, diconcentrarsi sull'equità tariffaria dei servizi di raccolta dei rifiuti ed erogazione dell'energia forniti alla nostra comunità dalla sua azienda di riferimento, Tea. Per i primi, auspico si prosegua la scelta tracciata dal consigliere Graziali, incentrata sul semplice sillogismo chi più sporca, più paga e di avviare quella suggerita dal consigliere Buvoli, derivata dall'altrettanto semplice, ma più difficilmente praticabile meccanismo per cui chi meglio sporca, meno paga. Per i servizi energetici, si prosegua la diffusione sul territorio del teleriscaldamento, così come già avviata da Tea, supposto che i benefici di riduzione di consumo energetico e d'inquinamento siano paragonabili a quelli tangibili di riduzione dei costi sulle bollette. I consiglieri di maggioranza dovranno vigilare affinchè sia vinta la scommessa fatta dall'amministrazione di raggiungere a consuntivo il traguardo di compatibilità economica fra la spesa sociale e quella culturale, una vigilanza ancor più attenta di quella richiesta ai consiglieri di minoranza che la scommessa si augurano sia persa.