ROMA. Si è finalmente insediato, il primo marzo, il Consiglio superiore dei Beni culturali, annunciato dallo scorso autunno e varato soltanto ora dopo le modifiche nell'assetto e nel numero di componenti (Dpr del 12 gennaio 2007). Sarà presieduto da Salvatore Settis (direttore della Scuola Normale di Pisa dopo essere stato alla guida del Getty Research Institute for thE History of Ar, da poco nel «panel» scientifico internazionale del neonato European Research Council) e composto da 1S membri, presidente compreso: si tratta di «otto eminenti personalità del mondo della cultura» di nomina ministerale (oltre a Settis, De Seta, Emiliani, Paolucci e Andreina Ricci), tre dei quali su designazione della Conferenza unificata; dai presidenti dei Comitati tecnico-scientifici e da tre rappresentanti del personale del MiBac. Se a questi si aggiungono i membri dei sette comitati di settore (quello sull'Economia della cultura è la grande novità) si raggiunge il numero complessivo di 40 persone: tra cui, con estrema soddisfazione del Ministro, siedono «ben» sei donne e, per la prima volta, (addirittura) uno «straniero». Organo consultivo nato nel 1907, irPtempi recenti «svuotato di funzioni» (l'allora vicepresidente Giuseppe Chia-rante nel 2002 se ne andò in polemica con il ministro Urbani, sottolineando la mancata convocazione del massimo organo consultivo del Ministero sui provvedimenti legislativi del governo in materia di patrimonio culturale), il Consiglio superiore ha il compito, delicatissimo, di «dare consigli» al Ministro. È anche il luogo da cui, se il Ministro mostra apertura e disponibilità di quanto accaduto nel recente passato, si possono davvero costruire, o ricostruite, le sorti non soltanto del Ministero, ma dell'intero settore dei Beni culturali. E i temi da affrontare negli otto incontri già fissati da qui a dicembre, secondo Settis, sono tanti: a partire dalla riorganizzazione del Ministero, per proseguire con la revisione del Codice dei beni culturali e del paesaggio (il Governo ha la delega prorogata fino al primo maggio 2008; cfr. L. 512006), con quella della normativa sui «servizi aggiuntivi», con il reperimento di nuove risorse e (tema scottante) con la stabilizzazione del precariato. A conferma del ruolo che il ministro Rutelli prevede per il Consiglio superiore, è giunta la sua idea di una «conferenza nazionale sul paesaggio» (il t vero tema «del giorno»; cfr. articolo p. 1) sotto l'egida proprio del Consiglio superiore. «Abbiamo commesso il drammatico errore, ha commentato nell'occasione Settis, di ritenere che tutela del paesaggio, del patrimonio e dell'ambiente fossero tre cose distinte, mentre sono la stessa cosa». Conferma Rutelli: «In Italia non ci deve essere mai più un condono, e io, per quanto mi è possibile, mi batterò per questo». Aggiungendo un distinguo che provocherà qualche mal di pancia nella maggioranza: «Ma per la realizzazione di alcune priorità nazionali, come l'alta velocità, gli aeroporti e le grandi infrastrutture, è fisiologico pagarne il prezzo e accettare qualche compromesso» Anche perché «la vera minaccia degli anni a venire è la trasformazione fisica del territorio senza qualità e la lebbra diffusa e incontrollata».