Dopo la riforma del 2004 e il decreto correttivo del marzo 2006, sembra che qualcosa si stia muovendo per dare attuazione alla nuova disciplina del paesaggio (cfr. Il Giornale dell'Arte di questo mese). La novità più importante della riforma in materia di paesaggio consiste nel rilancio del processo di pianificazione paesaggistica congiunta, con la compartecipazione delle Regioni e dello Stato Secondo la regola aurea della leale cooperazione. Il Codice prevede che lo Stato e le Regioni concludano delle intese per lavorare insieme per la revisione dei piani paesaggistici esistenti. I «vecchi» piani, in larga maggioranza, e salve alcune eccezioni, erano «di carta»: avevano cioè un contenuto solo ricognitivo dei vincoli esistenti. Secondo il Codice, invece, i piani devono riempirsi di contenuti regolativi dell'uso compatibile del territorio. Questo lavoro di aggiornamento e adeguamento dei piani è la precondizione per mettere in moto il nuovo sistema di gestione e controllo del paesaggio, dove le Soprintendenze non avranno più il potere di annullamento successivo, ma quello di dare un parere di merito prima del rilascio del nulla osta. Questo nuovo meccanismo scatterà comunque FI maggio 2008. Nel-, la filosofia del codice solo una ridefinizione condivisa (tra Stato e Regioni) delle regole d'uso del territorio può consentire il buon funzionamento della nuova procedura di gestione dei vincoli. La nuova pianificazione (non «di carta», ma di sostanza) è inoltre imposta dalla Convenzione europea del paesaggio di Firenze del 2000, ratificata dall'Italia con la legge 9 gennaio 2006, n. 14. . Bene, è prossima alla conclusione la definizione, da parte del Ministero, d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, dello schema generale di convenzione con le Regioni per definire le procedure di ricognizione, analisi, censimento e catalogazione dei beni paesaggistici, nonché le tecniche per la rappresentazione cartografica e la interoperabilità dei sistemi informativi. Fatto questo passo (indispensabile per consentire allo Stato e alle Regioni di «parlare la stessa lingua» e capirsi, in materia di conoscenza e tutela del paesaggio) sarà dunque possibile passare alla fase operativa, quella delle intese con le singole Regioni per il riesame congiunto dei piani paesaggistici. E già sono pronti gli accordi tra il MiBac e il Friuli, la Sardegna, la Toscana, la Campania, mentre sono in corso contatti con le Regioni Abruzzo e Molise. Si sta andando avanti, dunque, nell'attuazione della riforma del 2004-06. Resta la «spada di Damocle» del ricorso alla Corte costituzionale proposto dalle Regioni Calabria, Piemonte e Toscana contro le modifiche alla parte terza del Codice apportate dal decreto correttivo del 2006 (ricorsi dell'agosto e settembre '06), modifiche giudicate «sta-taliste». Le intese che si stanno raggiungendo dimostrano (forse) che la strada migliore è quella del dialogo e non quella della contrapposizione. Ai cittadini non interessano le liti di competenza e le rivendicazioni del «mio» e del «tuo», ma la bontà della tutela e valorizzazione del paesaggio. E poiché il paesaggio è un bene di tutti, che spesso ha un valore che va al di là delle scelte urbanistiche locali, forse è meglio che lo Stato e le Regioni lavorino insieme e che venga definitivamente abbandonata la logica vecchia del «conflitto di attribuzione». Paolo Carpentieri Consigliere Tar Napoli