Chiusi il Museo Bardini e quello di Orsanmichele, oltre a due piani di Palazzo Davanzati, dove proseguono i restauri agli apparati decorativi Firenze. Musei fiorentini chiusi o aperti solo a metà. Il caso coinvolge tre importanti luoghi: il Museo Bardini, dove è raccolta la collezione, donata al Comune di Firenze dall'antiquario Stefano Bardini (che fece edificare il palazzo nel 1880 unificando complessi preesistenti) con opere di Tino di Camaino, Donatello, Pollaiolo, Della Robbia, ecc. Il museo è chiuso dal 1999 per restauri e lo sarà ancora per due anni: «Siamo tuttavia a buon punto, spiega il curatore del museo Antonella Nesi, perché il piano terra (con le sculture, le armi, gli ambienti didattici e la sala dell'ex Museo civico) è a posto, così come è risanato anche il secondo piano che ospita la collezione Corsi, e il terzo piano (ex soffitta) è già adibito a depositi e uffici; manca solo il primo piano, dove sono i saloni con i dipinti e il mobilio, ma lì i lavori strutturali stanno avanzando bene». I fondi provengono dal Comune con contributi della Regione, dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze e della Comunità europea. Il nome di Bardini richiama poi alla mente l'annosa questione dell'adiacente palazzo Mozzi-Bardini (ora del Polo Museale fiorentino), che accoglie il resto della collezione, il cui futuro è ancora tutto da definire (cfr. n. 248, nov. '05, p. 14). Il Museo di Orsanmichele, invece, è compiuto e già inaugurato, ma ha problemi di accesso e quindi resta chiuso al pubblico. I restauri al monumento sono conclusi da qualche anno, ma solo col passaggio dalla Soprintendenza ai Beni architettonici, che aveva carenza di personale per la vigilanza, a quella del Polo museale era stato possibile aprire al pubblico almeno la chiesa, a fine del 2005. Il museo, invece, allestito al primo piano per accogliere dopo il restauro le sculture (di Donatello, Nanni di Banco, Ghiberti, Verrocchio ecc.) che erano nelle nicchie esterne, ora sostituite da copie, non ha l'ascensore; nell'impossibilità strutturale di installarlo nel complesso, come spiega il direttore Antonio Godoli, si potrebbe infatti solo usufruire di quello dell'adiacente Società Dantesca italiana nel Palagio dell'Arte della Lana, cui il museo è collegato da un passaggio aereo.