MILANO Fare una mappa degli scempi possibili in Lombardia per segnalare al governo «emergenze e criticità più rilevanti» in modo che il ministro Rutelli possa avere una «carta del rischio paesaggistico»? Possibile, ma difficilissimo. «Sarebbe una lista in continuo divenire e in continuo mutamento» dicono i due sovrintendenti ai beni architettonici e per il paesaggio della Lombardia, Alberto Artioli (province di Milano, Corno, Cremona, Lodi, Lecco, Pavia, Sondrio e Varese) e Luca Rinaldi (Bergamo, Brescia e Mantova). Perché se per le Sovrintendenze (che dipendono dal ministero per i Beni culturali) è concreta la possibilità di porre un vincolo di rispetto sui monumenti (il divieto di costruire entro un certo raggio, come avviene a Mantova) , se si parla di paesaggio si da inizio a una specie di romanzo burocratico dove tutto ricomincia e mai nulla sembra finire. «Alchimia amministrativa» la chiama Alberto Artioli, sovrintendente di otto province e oltre mille comuni lombardi. Perché il suo solo potere è di sospendere un'autorizzazione a costruire per 60 giorni: ma attenzione può farlo solo se nell'iter seguito per concedere quell'autorizzazione ravvisa un vizio procedurale. Insomma, la Sovrintendenza non può dire: «quel grattacielo in riva al lago è un orrore, non si può fare». Sarebbe troppo semplice. Può invece dire, per esempio: «La relazione dell'esperto ambientale che accompagna l'autorizzazione non è fatta secondo le regole. Si sospenda tutto quanto». E qui è il bello (o il brutto) : in innumerevoli casi l'autorizzazione torna indietro ossia al Comune che l'ha rilasciataviene rivista, il progetto leggermente modificato, et voilà, ritorna in Sovrintendenza. «In teoria possono ripresentarlaspiega Artiolimodificando una finestra, o le falde del tetto, o abbassando l'edificio di un solo metro». E poi c'è la possibilità di ricorrere al Tar, che a sua volta giudicherà la correttezza della procedura seguita dalla Sovrintendenza. «Il nodo del problema è che la tutela del paesaggio è stata delegata dalle Regioni ai Comuni, o alle Comunità montane aggiunge il sottendente . Sono loro a pronunciarsi sulla compatibilità di progetti relativi a luoghi vincolati, noi diamo una valutazione posteriore. Ma non sto mettendo sotto accusa i Comuni, intendiamoci: però è un fatto che spesso non hanno strumenti di valutazione, o sono influenzati da interessi locali, peraltro comprensibili e legittimi». La chiave? «Una soluzione non è facile né immediata. Potremmo dire così: la tutela del paesaggio è una materia per la quale il decentramento non ha funzionato. Perché il controllato, cioè l'ente locale, diventa controllore. Sarebbe meglio una valutazione distaccata».
Paesaggio, la Caporetto del decentramento
In Lombardia, i sovrintendenti ai beni architettonici e per il paesaggio, Alberto Artioli e Luca Rinaldi, hanno espresso la difficoltà di creare una mappa degli scempi possibili per segnalare emergenze e criticità al governo. La tutela del paesaggio è una materia complessa e burocratica, con una valutazione posteriore che può essere influenzata da interessi locali. I sovrintendenti possono sospendere un'autorizzazione a costruire per 60 giorni, ma solo se ravvisa un vizio procedurale. In molti casi, l'autorizzazione torna indietro al Comune, che può modificare il progetto e ritornare in Sovrintendenza.
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