Il sindaco duro sullo stop dei Beni architettonici: "Orientamenti incomprensibili". Tutino: "Mi aspettavo più serietà" I commercianti: "Così aveva bocciato i dehors ma lì il Comune ha scelto di tacere" Poteva essere unarena da 450 posti, che da metà giugno ai primi di settembre avrebbe ospitato nella tribolatissima piazza Verdi più di 70 appuntamenti, tra cinema, musica e teatro. Ma la Soprintendenza ha detto no, nonostante i finanziamenti fossero pressochè raccolti: 550mila euro per linstallazione (provenienti dalle Fondazioni Carisbo e del Monte), più altri 280mila tra gestione e programmazione. Così è scoppiata la rivolta delle istituzioni contro Sabina Ferrari, soprintendente ai Beni architettonici e del paesaggio. In mattinata Marco Tutino, sovrintendente del Teatro Comunale, ha raccontato in una conferenza stampa che per questanno larena non si farà. «Ci è stato detto che la struttura è brutta e troppo alta, che non si armonizza con la piazza», racconta, riferendo di un suo incontro con la Ferrari. «Ha avuto un atteggiamento negativo e preoccupante: tutto può essere criticato, ma mi aspettavo un po più di serietà». Lanciata lidea ai primi di gennaio, il sovrintendente ha avuto incontri con tutti gli 'inquilini della zona: Chiese dei SS. Gaetano e Bartolomeo e di San Giacomo, Provincia, Unicredit, Conservatorio, Università, Accademia, Pinacoteca, Comitati di piazza Verdi e Cineteca: tutti daccordo. Poi quello con la Ferrari. «E arrivata con venti minuti di ritardo e neanche sapeva cosa ci faceva lì», racconta Tutino. A poco è servita una lettera di Andrea Emiliani al segretario generale del Ministero dei Beni culturali ricca di appunti e considerazioni personali messe tra parentesi. «Lo sconcerto più spiacevole è che il progetto è stato disprezzato e rigettato (non è il caso, te lo garantisco) e la cosa ha preso laspetto più sgradevole: diniego per ragioni «estetiche» (non è vero!)». «Con il palco la nostra estate avrebbe avuto un taglio diverso», incalza lassessore Guglielmi. «Questo rifiuto provoca un piccolo scompenso che a domino si ripercuote su tutta via Zamboni», aggiunge Mario Bratella dellAccademia di Belle Arti. Così, per questanno, niente da fare. Se ne riparla per il 2008. «Io vado avanti; non è facile che mi smontino, mi farò venire unidea», conclude Tutino annunciando che parte della programmazione prevista si farà comunque in teatro. Ma è nel pomeriggio che il coro contro la Soprintendenza si allarga. E un divieto che appare «ideologico», sostiene il sindaco Cofferati. «Così il centro di Bologna diventa una necropoli», è laffondo del presidente dellAscom Bruno Filetti. «Nelle ultime settimane - incalza il primo cittadino - ho trovato alcuni orientamenti della soprintendenza su argomenti diversi incomprensibili e secondo me assai lontani dai confini di azione che la legge prevede». Un attacco senza precedenti, che parte dopo lo scoppio dellennesima polemica sui dehors. Per Cofferati resta il fatto che dalla soprintendenza stanno arrivando segnali e decisioni discordanti rispetto al passato. «E stato negato ciò che era stato autorizzato negli anni precedenti - osserva - ; chiederò un incontro alla soprintendenza perchè vorrei essere informato delle ragioni di questo mutamento radicale». «Finalmente - è la reazione di Filetti - ma forse il primo cittadino si è arrabbiato troppo tardi, forse ha tollerato troppo. Ora vedo che anche lui avverte che questa posizione da parte della soprintendenza contribuisce alla devastazione della città». Infine interviene la Confesercenti. «Oggi che la soprintendenza dice no ad una struttura con un impatto superiore a quella di un dehors si alzano tante voci nella città - fa notare il segretario Loreno Rossi - . Quando ha vietato di mettere i dehors nel centro storico, negando i permessi anche per gli ombrelloni, nessuno ha detto una parola, eccetto le associazioni di categoria. Si dica sì a tutte quelle operazioni che qualificano il centro storico».