Dopo 15 anni di lavori inaugurazione il 20 aprile. Al centro della nuova ala il cocchio etrusco conteso allItalia Ospiterà le collezioni greche e romane Lopera più preziosa, una danzatrice velata New York - Il colpo docchio è mozzafiato. La luce entra dallimmensa copertura a vetri della corte centrale, i pavimenti originali di novantanni fa sono stati restaurati con marmi italiani verdi e azzurri, le finestre del mezzanino guardano Central Park. Dopo quindici anni di lavori il nuovo «museo nel museo» è pronto: conterrà tutta la collezione ellenistica, etrusca e romana del Metropolitan Museum, considerata una delle più belle al mondo. Il prossimo 20 aprile torneranno a mostrarsi, ai cinque milioni di visitatori che arrivano ogni anno, 6000 oggetti, la gran parte dei quali invisibili da mezzo secolo. Erano stati chiusi nei magazzini per mancanza di spazio e per la scelta, compiuta alla fine della Seconda guerra mondiale, di trasformare latrio dellinizio del Novecento in un ristorante. Ora si torna al progetto originale, dove cerano i tavoli ci sono tre secoli di statue romane e le cucine hanno lasciato spazio alla collezione dei sarcofagi. Una rivoluzione decisa nel 1990 da Philippe de Montebello, il direttore del Metropolitan, che ne ha affidato la responsabilità a Carlos Picon, unautorità negli studi sullarcheologia classica con studi a Oxford. Il suo progetto ha completamente rinnovato limmagine di questa parte del museo: due piani di sculture di marmo, colonne, vasi, gioielli, bronzi, terracotte, monete, e perfino le pitture murarie provenienti dalle ville romane di Boscoreale e Boscotrecase coperte dalleruzione del Vesuvio. I colori degli affreschi sono meravigliosi e il rosso di quelli della villa di Marco Agrippa - generale romano che vinse la battaglia di Azio contro Marco Antonio e Cleopatra, il suo nome si può leggere sul frontone del Pantheon a Roma - è ancora conservato perfettamente. Cè il grande carro da cerimonia etrusco con le storie della vita del troiano Achille (al centro delle rivendicazioni del paesino dellUmbria), montato correttamente solo grazie alle conoscenze di unarcheologa italiana, Adriana Emiliozzi, che nel 1989 rimase ad osservarlo per ore prima di presentarsi ai curatori del dipartimento per le antichità: «Permettete che vi mostri come va riassemblato?». Curioso è scoprire il primo acquisto del museo, un grande sarcofago romano in marmo (200-225 d. C.), decorato con ghirlande e catalogato come «70.1», che significa che è il numero uno del 1870, anno di fondazione del Met, nato solo sei mesi dopo lunificazione dItalia. I pezzi più prestigiosi delle collezioni sono esibiti con generosità di spazio, cè modo di girarci intorno, di guardarli anche da lontano. Lidea di Picon è che i tesori di un museo vadano esibiti, devono essere tutti sotto gli occhi dei visitatori, non ci possono essere aree accessibili solo agli specialisti. Ma questa idea necessiterebbe di spazi immensi, allora bisogna trovare soluzioni innovative e originali. Così nel mezzanino è stato organizzato uno spazio dedicato a studiosi e appassionati: la «Study collection» greco-romana, composta di ben quattromila pezzi. Grandi teche di vetro riproducono le casse nei quali erano contenuti gli oggetti, tenuti insieme perché provenienti dallo stesso scavo archeologico, dal medesimo periodo storico, o perché facente riuniti da unantica collezione. Di fronte ad ogni teca, un grande schermo interattivo permette di interrogare il computer su ogni oggetto: apparirà la sua storia, la provenienza, si potranno mettere a fuoco i dettagli e i legami con tutto ciò che si può trovare nelle altre «casse». Il traguardo raggiunto da Picon, in quindici anni di lavoro, è la sua risposta alle polemiche che negli ultimi anni hanno investito i musei di mezzo mondo. Di fronte alle richieste di restituzioni, che peraltro il Met ha onorato, cè la dimostrazione di quale valore possa essere dato agli oggetti, di quanto un museo capace di investire possa creare valore aggiunto alle cose che espone. Ma il vero tesoro «nascosto», viste le sue dimensioni - è alto solo venti centimetri - , è una piccola statua di bronzo greca (terzo secolo a. C.) di una danzatrice velata e mascherata. Se ci girate intorno sembra che si muova, e ha un movimento nello spazio incredibilmente novecentesco.
New York. E il museo presenta il nuovo look un tesoro nascosto di seimila
Il Metropolitan Museum di New York ha inaugurato la sua nuova ala dopo 15 anni di lavori. La nuova struttura ospiterà le collezioni greche e romane del museo, tra cui la più preziosa opera, una danzatrice velata. La collezione è stata restaurata e rinnovata con il progetto di Carlos Picon, che ha cercato di rendere accessibili gli oggetti ai visitatori. La nuova ala include due piani di sculture di marmo, colonne, vasi, gioielli, bronzi e terracotte, nonché le pitture murarie provenienti dalle ville romane di Boscoreale e Boscotrecase. I colori degli affreschi sono stati restaurati e il rosso del Pantheon a Roma è ancora conservato perfettamente.
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