New York dice no: siamo in regola con lacquisto, resta da noi Il sindaco di Monteleone di Spoleto al Nyt: "E parte della nostra identità" Dal punto di vista legale ci sono poche possibilità che il gioiello etrusco possa essere restituito allItalia Venne rinvenuto nel 1902 da un contadino che se lo vendette per 950 lire. In America lo portò un finanziere due anni più tardi Il portavoce del Met: "Lo abbiamo comprato quando era permesso" NEW YORK - Un cocchio da parata etrusco in bronzo e avorio, di 2600 anni fa, è al centro di una disputa tra il più grande museo americano, il newyorkese Metropolitan, e un piccolo paese dellUmbria di 680 abitanti, Monteleone di Spoleto. Lungo oltre 2 metri, alto 130 centimetri, istoriato con scene della vita delleroe greco Achille, il cocchio è uno dei pezzi di maggior valore del museo e occuperà un posto donore nella nuova galleria greca e romana che verrà inaugurata il prossimo 20 aprile. «Era un oggetto talmente speciale anche per gli etruschi che potremmo paragonarlo alla famosa Rolls-Royce dei Beatles dei tempi nostri», ha azzardato Joan Mertens, una delle responsabili del dipartimento di archeologia, che ne ha curato il restauro durato quasi dieci anni. Ora è un oggetto di rara bellezza e, dopo averlo visto privatamente nei giorni scorsi, ieri il sindaco di Monteleone, Nando Durastanti, ne ha chiesto la restituzione dalle colonne del New York Times. «Mi spiace per il Metropolitan che ha fatto un grande lavoro, ma il cocchio è nostro ed è parte della nostra identità» ha detto il sindaco che, impegnato in questa battaglia da più di tre anni, ha trovato un avvocato di Atlanta di origini umbre disposto ad affiancarlo nella sfida. Forti dei successi ottenuti dallItalia negli ultimi mesi, che hanno spinto alcuni musei americani a restituire opere di dubbia provenienza, i due non intendono cedere. Il cocchio venne scoperto per caso nel 1902 dallaratro di un contadino, Isidoro Vannozzi, che lo vendette subito, per 950 lire, per comprare le tegole del tetto di casa. Finì a Roma, nel retro di una farmacia, poi a Parigi nei sotterranei del Crédit Lyonnais, dove lo acquistò il finanziere americano J. P. Morgan che lo spedì a New York. Del caso, il New York Times se ne occupò già nel 1904 raccontando come in Italia si fosse acceso un dibattito parlamentare sulla "perdita incalcolabile per larcheologia italiana". Ma il Metropolitan, sottolinea Harold Holzer, portavoce del museo, «lo ha acquistato in buona fede» e quando ciò era permesso: la prima legge sulla tutela del patrimonio italiano è infatti di sei anni dopo, del 1906 e la disciplina che sancisce che ogni oggetto archeologico trovato sotto terra è sotto la tutela dello Stato italiano è addirittura del 1939 e venne firmata da Bottai. Tanto che Maurizio Fiorilli, lavvocato dello Stato che guida la commissione del ministero dei Beni culturali che tratta con musei e privati la restituzione delle antichità sottratte illegalmente, ammette che Monteleone non ha molte chance di vittoria: «In questo caso non esistono le condizioni per pretendere la restituzione». E anzi sottolinea come iniziative di singoli comuni, senza una chiara base legale, finiscano per mettere a rischio le trattative portate avanti dallo Stato. Il Metropolitan è stato il primo museo a firmare un accordo con lItalia per la restituzione di 21 oggetti, tra i quali il vaso di Eufronio - che tornerà nel 2008 - e gli argenti di Morgantina, creando così un precedente fondamentale per le richieste del nostro Paese. Poi è venuto il museo di Boston e ora trattative analoghe sarebbero in corso con i musei di Princeton e Cleveland. Ma il sindaco di Monteleone non si arrende, vuole sedersi a trattare con il Met e chiede perlomeno di avere il cocchio in prestito o di ottenere un oggetto di uguale valore da mettere in mostra nel suo piccolo comune: «Dovranno ascoltarci, siamo gente di montagna, non molliamo».
Italia - Usa, l'arte contesa
Il sindaco di Monteleone di Spoleto, Nando Durastanti, ha chiesto la restituzione di un cocchio da parata etrusco in bronzo e avorio al Metropolitan di New York, che lo ha acquistato nel 1904. Il cocchio, di 2600 anni fa, è uno dei pezzi di maggior valore del museo e sarà esposto nella nuova galleria greca e romana. Il sindaco sostiene che il cocchio è parte della loro identità e chiede di avere il suo ritorno. Il Metropolitan, invece, sostiene di aver acquistato l'oggetto in buona fede e che non esistono le condizioni per pretendere la restituzione. Il caso è in corso e il sindaco di Monteleone non si arrende.
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