Fermento di attività al Centro di Conservazione e Restauro "La Venaria Reale", istituito due anni fa nel grandioso complesso della Reggia di Venaria, alle porte di Torino, con un investimento complessivo iniziale di 2,5 milioni di euro (1,1 milioni da Compagnia di san Paolo e Fondazione Crt, 350mila euro dalla Regione e 10mila dall'Università). Numerose le nuove opere da restituire alla loro primitiva bellezza, molte verranno esposte a settembre in una mostra-evento alla Reggia. «Gli interventi da portare a termine spiega Paola Assom, responsabile comunicazione del Centro vanno dal restauro delle tele a quello degli arredi, tra cui i 37 pezzi trafugati a Stupinigi e poi ritrovati, di cui fa parte anche una preziosa scrivania del Piffetti». Ma la mano dei restauratori non si limita a ridare piena luce al patrimonio artistico piemontese. Proprio in questi giorni prende avvio il restyling dello "Stanzino delle Duchesse" di Ferrara, un piccolo ambiente del '500, vero gioiello estense. Diverse le opere già completate, come alcuni arredi e tele destinati alla Reggia e alla chiesa di Sant'Uberto, i primi interventi su un dipinto di Palma il Giovane proveniente dai Musei civici di Padova o la statua dorata del Buddha destinata al Museo Orientale di Torino, che sarà inaugurato a settembre 2008. Una quindicina i maestri restauratori assunti dal Centro, scelti tra mille candidati, 12 le figure specializzate a cui si aggiungono 19 allievi del primo anno di laurea in Conservazione e restauro dei Beni culturali. Il polo di Venaria, 8mila mq delle ex scuderie settecentesche, dispone di 15 aule per la didattica, 7 per lo studio, 13 per i laboratori, oltre ad un'aula magna e una biblioteca, uffici, archivi e strutture di ricerca e diagnostica. A novembre 2006 ha ottenuto la certificazione ISO 9001 del sistema di gestione qualità. Fiore all'occhiello del Centro è la didattica che forma professionisti di prim'ordine, in grado di esportare le proprie competenze anche all'estero. «Siamo orgogliosi precisa con soddisfazione il presidente Carlo Callieri di aver contribuito alla nascita, per la prima volta in Italia, della facoltà universitaria di Conservazione e restauro». Delle 19 matricole, selezionate tra 86 iscritti, una buona metà ha una trentina d'anni: era già inserita nell'ambito artigianale del restauro e ha scelto di perfezionarsi. Il corso di laurea, di durata quinquennale, si avvale di docenti dell'Università di Torino, con un rapporto di un insegnante ogni 5 studenti. «L'esperimento sta andando bene» informa Lidia Rissotto, direttrice della Scuola di Alta Formazione. «Merito aggiunge della preparazione completa, costituita al 50 dalla teoria umanistica e scientifica, e per l'altra parte dalla pratica di laboratorio. Si passa, insomma, dallo studio della chimica e della fisica all'archeologia, alla storia all'arte e al restauro vero e proprio dei manufatti originari dei beni culturali della Soprintendenza del Piemonte. Mobili compresi, un settore specialistico che ci caratterizza. Ovviamente, l'intervento sulle opere da parte degli allievi avviene in modo graduale». Viceversa gli specializzati già operano sugli arredi destinati alla Reggia e forniscono assistenza ai docenti. Ben dieci di loro, sui 12 formati dalla scuola, continueranno in futuro a lavorare a Venaria, occupandosi dei laboratori, compresi quelli in allestimento di pietre-metalli, tessili e libro-carta che si aggiungeranno entro l'anno.