PINETO - Un investimento di centomila euro per un itinerario subacqueo e di un milione per realizzare un museo: ci vorrebbe un mecenate per rendere accessibile il porto romano di Atri, che giace tra i 6 e i 10 metri di profondità nelle acque dell'Adriatico antistanti un'antica torre di avvistamento tra Silvi e Pineto, dove è alle battute finali l'iter per l'istituzione del Parco marino del Cerrano. A formulare l'ipotesi di spesa per un progetto cantierabile su area demaniale è Sebastiano Tusa, soprintendente del Mare della Regione Siciliana, che l'anno scorso visitò l'area in occasione di un convegno di archeologia subacquea. Sono passati dieci anni dalla presentazione del progetto di legge per istituire un'area protetta che valorizzi le rovine sommerse del porto di Hatria, essenze botaniche in via d'estinzione, resti dunali e la torre di Cerrano. Rendere fruibile anche il porto (esistente nel VII secolo avanti Cristo, ancora attivo nel XIII secolo e sprofondato per un terremoto nel 1627), sarebbe un'eccellente operazione in chiave turistica. Ma le acque, a causa del fondale basso, solo in sporadiche occasioni lasciano intravvedere i lastroni in pietra d'Istria, costruzioni murarie alte tre metri e colonne trilobate, a neanche un chilometro dalla battigia.