STEFANO De Caro, napoletano, 57 anni, archeologo di fama e di vaglia, che ha compiuto mille scavi ed aperto decine di musei, è diventato direttore regionale per i Beni culturali nella propria regione. E quindi, responsabile ultimo delle demolizioni (quelle sancite, in maniera ormai definitiva e irrevocabile, dalla magistratura, che però nessuno ha mai potuto realizzare), in una delle aree di maggior abusivismo nel nostro Paese. «La prima cosa che ho fatto, è stata di chiedere a Roma a quanto ammontasse il capitolo di bilancio del Ministero, dedicato appunto alle demolizioni». Quando ha saputo che erano in tutto 5 mila euro, non si è però perduto d'animo. «Ho individuato una cabina in cemento armato, sulla spiaggia, che andava demolita ormai da anni; un'impresa l'avrebbe anche rasa al suolo per duemila euro». La Soprintendenza ai monumenti scrive allora al Ministero, chiede l'accreditamento di 2.000 euro per la demolizione; e Roma risponde, più o meno, così: ma come, il 40 per cento d'un intero capitolo di bilancio per un solo intervento? E così, si rifiuta di trasmettere la somma a Napoli. Stefano De Caro è di buona stazza, ma anche di ottimo spirito; sorride, e dice: «Vista la mia corporatura, forse qualcuno sperava che il "responsabile ultimo delle demolizioni" se la sarebbe cavata autonomamente, cioè a spallate». Ma Rutelli, tutto questo lo sa? «Il Ministero è al corrente della situazione». Infatti, il vicepremier dice: «Problema risolto; nel bilancio della società Arcus sono stati inclusi, quest'anno, 515 milioni di euro, proprio per il ripristino paesaggistico». Adesso, anche Stefano De Caro, e soprattutto le sue spalle, potranno forse sentirsi un po' più tranquilli. F.I.
Intervista: demolizioni in Campania
Stefano De Caro, un archeologo napoletano, è diventato direttore regionale per i Beni culturali nella sua regione. È responsabile delle demolizioni autorizzate dalla magistratura, ma non realizzate. Ha chiesto informazioni sul capitolo di bilancio del Ministero dedicato alle demolizioni e ha scoperto che erano in totale 5 mila euro. Ha individuato un'impresa che avrebbe potuto demolire una cabina in cemento armato per duemila euro. La Soprintendenza ai monumenti ha richiesto l'accreditamento di 2.000 euro per la demolizione, ma il Ministero ha rifiutato di trasmettere la somma a Napoli.
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