C'è un grosso scheletro di cemento a Conca di Alimuri, chiuso da un muro di roccia e affacciato sul mare. C'è un cantiere edilizio a Gravisca, con le colonne che poggiano esattamente sopra uno scavo archeologico di una colonia romana del 181 a.C. Sono alcuni dei sei mostri ecologici entrati nel mirino del ministero dei beni culturali, che li ha mostrati ieri con l'intento di sensibilizzare l'opinione pubblica. Sono immagini-choc, equivalenti urbanistici delle foto che accompagnano i frutti delle stragi del sabato sera. Stragi di paesaggio, davanti alle quali si rimane stupiti («Ma che avete fatto, dei fotomontaggi?», domanda qualcuno). Il ministro Francesco Rutelli li ha ' commentati uno per uno, aggiungendo che il suo dicastero sta valutando decine .di altri casi, e che sta già intervenendo. ' Gli ostacoli sono molti, dovuti sia alla burocrazia sia alla delicatezza degli interventi. Nel caso di Alimuri, per esempio, si devono rispettare i diritti acquisiti dai proprietari, perché i albergo-mostro venne avviato, nel 1963, in maniera legale. E l'opera di rimozione è molto delicata, perché «non si può certo intervenire con la dinamite». «Il nostro obiettivo non è però solo quello di distruggere, ma dove possibile anche prevenire», osserva il presidente della Margherita, e cita il caso di quel ramo del lago di Corno, dove in località Caviate la soprintendenza, in extremis, sta tentando di bloccare il progetto di un porto turistico con una banchina in muratura in cemento armato. Un compito non facile, considerando il numero altissimo delle richieste che gli uomini del ministero sono chiamati a valutare. Un compito in cui è fondamentale il ruolo delle amministrazioni locali (a Caviate il comune è a favore del progetto, la provincia è contraria), e in cui possono dire la loro anche le associazioni che si battono per il rispetto dell'ambiente (come il Fai, che ha caldeggiato e applaudito l'azione preventiva del ministero contro la passeggiata in cemento sul lungomare di Sant'Andrea Apostolo dello Jonio) o per il rispetto della nostra storia (come le associazioni che hanno sostenuto la proposta di un vincolo per i programmi edilizi nell'area in cui fu combattuta nel 1867 la battaglia di Mentana tra garibaldini e truppe francesi). Francesco Rutelli non ha voluto "dare pagelle" alle singole regioni, ma certo è emerso che dalla Lombardia arrivano molte proposte di trasformazione di aree con vincoli ambientali (se dal Lazio arrivano 7500 richieste l'anno, 8000 provengono dalle province di Brescia, Cremona e Mantova, e 30-35000 in tutto dalla Lombardia, dove il ministero si sta opponendo al progetto residenziale che potrebbe nascere a pochi passi dal castello-ricetto di Moniga). Inevitabile un riferimento all'eterno dibattito su trasformazione e conservazione del paesaggio. Il ministro ha ribadito che l'intenzione non è «impedire la trasformazione del paesaggio», vista la priorità rappresentata oggi dalle infrastrutture e dalla mobilità, ma che "si deve vigilare", per fermare «un'alluvione di cemento» che è facilitata dalla crescita dei valori immobiliari: «In certi casi, dove il passaggio è messo a rischio, è meglio dire oggi un no piuttosto che trovarsi a piangere domani». «La qualità della trasformazione è un imperativo categorico - ha concluso Rutelli - Noi non faremo condoni,-noi vogliamo dire "Mai più condoni"».