ROMA «L'alluvione di cemento va fermata, troppo spesso il processo di trasformazione del territorio italiano più profondo rischia di modificare irreversibilmente ciò che dovremmo consegnare alle generazioni future». Francesco Rutelli, vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni e le attività culturali, torna sul tema della tutela del paesaggio venti giorni dopo aver dato il via all'operazione monitoraggio di tutte le situazioni di pericolo, affidata alle soprintendenze. Lo fa con un annuncio. Il possibile accordo con i proprietari e le amministrazioni locali per arrivare all'abbattimento di due ecomostri: lo scheletro di un mancato albergo nella conca di Alimuri, a Vico Equense, e di un'altra simile bruttura a Gravisca, sul Lido di Tarquinia, nel Lazio, nel cuore di un'area archeologica. E poi l'apposizione di vincoli più forti, o addirittura di nuovi, per evitare la costruzione di un mega-albergo di otto piani a Caviate, sulle rive del lago di Comò, di una lottizzazione nella verde vallata di Mentana, dove venne combattuta la battaglia del 1867 tra le truppe francesi e pontificie, di una Monticchiello-bis con villette a schiera costruite a ridosso del magnifico castello di Moniga, ancora sul lago di Garda, e di una lunga «passeggiata sul mare» (ovviamente con colata di cemento, approdi per sport nautici e stabilimenti balneari) sui quattro chilometri di spiaggia incontaminata di Sant'Andrea dello Jonio, una delle rarissime aree scampate ai massacri edilizi che purtroppo hanno sfigurato per sempre la splendida Calabria nel dopoguerra. P.Co.